<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094</id><updated>2011-07-28T19:19:38.098+02:00</updated><title type='text'>Shir Chadash</title><subtitle type='html'>frammenti di segnali di incendio, momenti di teoria critica</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://theoriacritica.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>38</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-1012995116003872144</id><published>2011-06-18T00:00:00.007+02:00</published><updated>2011-06-18T17:22:03.743+02:00</updated><title type='text'>Un nuovo canto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mondo attende un nuovo canto, per poter diventare. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché siano liberi il tempo e la parola, perché ogni ora sia di ognuno, perché uno sia infine il nome.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Esiste una compagnia ferroviaria i cui treni portano tutti i loro passeggeri alla destinazione sbagliata. Non possono fare diversamente, poiché altrimenti i passeggeri, giunti alla meta, smetterebbero di prendere i treni, e la compagnia fallirebbe. E invece i passeggeri continuano a comprare i viaggi, e il tempo che non passano in treno lo passano a lavorare per potersi permettere un altro biglietto. Alcuni, la maggioranza, lavora anche sul treno, poiché i biglietti sono sempre più cari. Solo alcuni, forse visionari, hanno cominciato a viaggiare in nave. Ma in nave non si può andare ovunque. Così c'è chi prova a far andare i treni nella direzione detta. Quei treni, però, non possono andare dalla parte giusta, e poi la maggior parte dei passeggeri non ha tempo per studiare geografia, perciò preferisce lasciare alla compagnia la direzione dei treni. C'è infine chi sogna addirittura di viaggiare volando. Per i più sono solo sogni. Ma secondo alcuni, più pessimisti, la compagnia potrebbe avere già pronto un piano di piani di volo sbagliati, e per loro, preoccupati, non è quella la via.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella Torah scritta e orale vive la più grande sorgente del nuovo canto. I confini della Torah orale sono già mutati, ed è un segnale del principio del possibile. In essi sono contenuti i Midrashim, la Mishnà, la Ghemarà, la Kabbalah, i racconti e i commenti. Ma anche le parole che hanno aperto il tempo di una nuova tradizione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Processo di Kafka, libro dell'oscurità, deve essere studiato non meno dello Zohar. I Minima moralia di Adorno non meno dei Pirkè Avoth compilati da Yehudà Hanassi. E così via.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nè si tratta solo di haggadah. L'halachà e l'haggadah sono intecciate come le dita unite di due mani, nelle parole degli ultimi maestri della Torah orale. Un tempo la halachà era sulla supefice, ma poi si è nascosta. Così doveva essere, come il nano nel turco. Dunque si deve studiare lo Shulchan Aruch, e studiarlo per agire. E si deve saper scoprire il commento halachico dello Shulchan Aruch che è contenuto nell'Origine del dramma barocco tedesco. Il nuovo canto potrà nascere solo se saprà liberare, col suo fiorire, le parole degli ultimi maestri dalla forma di pietre di pura teoria in cui sono state irretite, e le parole dei primi maestri dalla forma di idoli di immota azione, in cui vengono perdute. "Faremo, e ascolteremo" è scritto, e se ne deduce che prima devi cantare, dunque devi ascoltare il canto. Il resto è commento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;****&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Messia. Sentire il silenzio. Ascolta. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;****&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La halachà è l'ortoprassi di un sacerdozio. Nell'ebraismo hanno sempre convissuto tre elementi. Quello regale, quello profetico e quello sacerdotale. Sarebbe sbagliato ritenere che quest'ultimo sia la sola dimensione dell'ebraismo, ma sarebbe altrettanto sbagliato pensare che si possa dare ebraismo senza la sfera sacerdotale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sacerdote è una parola composta, duplice. Contiene Sacer, che ha il significato di separato e di sacro. L'ebraico Kodesh vuol dire distinto e sacro. Separato e distinto non sono la stessa cosa, e non per caso la Torà indica la distizione, non la separazione, come l'elemento caratteristico del sacro. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sacerdote contiene anche Dotium, che vuol dire potere, deriva da dote, e ha analogia con la parola docente. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa duplice composizione della parola italiana sacerdote non si riscontra nell'ebraico kohen. Questo insegna qualcosa. I kohanim erano infatti solo parzialmente sacerdoti: ad essi spettava solo il sacer, non il dotium. Ma si trattava, per il kohen, di essere separato o distinto? La Torah parla di distinzione, poichè la separazione è idolatria. Solo il divino può essere separato, chiunque o qualunque cosa umana pretenda di esserlo, si sta ponendo come idolo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sfera sacerdotale ha dunque due diverse declinazioni. Verso l'uomo e verso Dio. Dotium e sacer.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non si tratta di etica, non si tratta di fare profezie, non si tratta di vincere battaglie dure e importanti. Si tratta semplicemente di insegnare, ovvero di spiegare un senso possibile, anche solo di una sola, unica lettera di un libro. Questo è il sacerdozio verso gli uomini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sacerdozio verso Dio è tempo. Chi non ha tempo da destinare a Dio durante una giornata, non per chiedere qualcosa, ma solo e unicamente per cantare con le parole e con le azioni la bellezza divina, non compie il sacerdozio verso Dio. Per questo motivo la radice profonda del sacerdozio verso Dio non è il timore. Ciò che la Torà domanda è di amare il divino. Nonostante tutto amando, e amando solo per amore. Questa è la radice di tutta la halachà, laddove parla dei doveri verso Dio. Si tratta di donare tempo al divino, che ce lo domanda con l'insistenza di un innamorato. Il korban è tempo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sfera sacerdotale è dunque composta di due direzioni, L'insegnamento - e lo studio per poter insegnare - e la pratica di donare tempo a Dio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma questo idillio armonioso, del buon sacerdote, maestro e orante, è falso e fuorviante, poichè, scrisse Adorno nei Minima moralia: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Non si dà vera vita nella falsa.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che cosa vuol dire? Che, a ben vedere, il sacerdozio, oggi, è impossibile. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma allora Adorno vuol dire che si deve rinunciare alla vera vita? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò che è vietato è di chiamare vera la vita falsa, poichè &lt;em&gt;dare&lt;/em&gt; in questo caso va letto come dare senso, nominare. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perciò è anche vietato praticare il sacerdozio come balsamo che ristori dalla realtà - poichè non si può ignorare, non si può accettare, non si può vivere sotto la pioggia fingendo che sia un giorno di sole. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La halachà, insegna dunque il passo citato, non può essere un rifugio. Deve essere davvero ciò per cui fu discussa e scritta dai primi maestri – parola per l'azione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poichè, in una società organizzata per sottrarre il tempo e imprigionare il linguaggio, osservare un sacerdozio vuol dire compiere, ogni volta, un atto di conflitto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si tratta di mutare la vita in vita. La spiegazione del passo di Adorno è scritta nella Torà: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Scegli la vita, per poter vivere.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa vuol dire? Vivere equivale a osservare la halachà, la direzione di una vita piena, densa, ricca di tempo, di esperienza, di sensi. Allora si dovrebbe leggere: scegli la halachà, per poter osservare la halachà. Ma perchè nella Torà non è scritto così, perchè non si fa riferimento alla legge, ai decreti e ai precetti, ma si parla invece di vita? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;****&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lui camminava solo su un ponte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il ponte era lungo, sembrava non avere mai fine. Prendeva la forma di una curva, come se seguisse la superfice terrestre. Forse non sarebbe mai finito, può darsi che, per giungere alla meta si dovesse percorrere tutto intera la circonferenza della terra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma ad un certo punto il ponte era franato, e così lui si dovette fermare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fu lì che la incontrò. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La cercava da quando era nato, oppure solo da quando aveva iniziato a camminare sul ponte. Sebbene non ricordasse più molto del tempo in cui non camminava ancora su quel ponte. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nè era la prima volta che si trovava ad affrontare parti crollate del ponte. In passato aveva risolto il problema tornando indietro. Il ponte era così lungo che non aveva mai avuto la sensazione di passare per le stesse parti. Ma forse si trattava di un'illusione, poichè in effetti il ponte era uguale in ogni sua parte e non poteva escludere con sicurezza l'ipotesi di avere percorse, da anni, sempre la stesse poche centinaia di metri, avanti e indietro. L'unica cosa che lo confortava, erano le frane – poichè ognuna era diversa dall'altra, e questo era il solo motivo per cui poteva avere la speranza di non avere camminato senza scopo da sempre. Per quanto nulla potesse davvero escludere che le parti crollate non potessero mutare nel tempo, senza che per questo dovesse mutare anche il resto. Così il dubbio di essere sempre allo stesso punto non lo abbandonava mai del tutto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quel giorno lei gli sorrisse, ma presto lui capì che si trovava dall'altra parte del ponte crollato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra lui e lei non c'era ponte, e così lui non avrebbe mai potuto raggiungerla, nè lei lui. Guardò in basso, e quel vuoto apparente, tra i due lati del crollo, gli apparve pieno più di quanto gli fosse mai sembrato il ponte. Si trattava certo di chimere, indotte forse dalla troppa monotonia del ponte in cui viveva – come poteva essere pieno il vuoto? Ma lei sorrideva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un uomo lo raggiunse. Lo degnò solo di uno sguardo, e si gettò nel vuoto, sorridendo alla donna. Scomparve presto nel nulla, e allora lui si ritrasse inorridito, più dai suoi pensieri che da ciò che aveva visto. In effetti, cosa aveva visto? Non poteva essere sicuro che anche quello non fosse solo un sogno. Forse tutto il ponte era un sogno. Ma lei no, lei era lì, viva, e iniziò a cantare un canto melodioso e struggente, che le usciva dalle labbra senza che queste facessero un solo movimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fu allora che lui ricordò. Era legato a un albero, quando aveva già sentito quel suono. I suoi compagni avevano le orecchie tappate, ma lui no, lui aveva voluto sentire. Rimase legato a quell'albero, nonostante volesse con tutte le sue forze sciogliere le corde e raggiungere il canto che lo convocava, con un amore profondo come il mare. Era rimasto legato, non perchè non potesse sciogliersi con la sua forza e con la sua astuzia – che ricordava erano, allora, ancora grandi e potenti. Perchè, dunque, non si liberò e perchè non si gettò nel mare? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;****&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Haftarà Bereshith&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;ed egli diffonderà la giustizia tra le nazioni&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tempo messianico diffonde. La giustizia è come acqua che si spande per rivoli, per canali, per vie impreviste. Come vento, che trasporta odori. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;tra le nazioni&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non per alcuni. Chi dice che il Messia arriverà per liberare, e sta parlando solo di sé, o dei suoi amici, o della sua famiglia o anche di tutto il popolo ebraico o di qualunque altro gruppo particolare, sta inseguendo un idolo. Messia è colui il quale abbatte i muri. Il messianismo ebraico, per essere sé stesso, deve darsi come radice di redenzione per ogni colore e per tutte le lingue.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;egli non griderà, non dovrà alzare la sua voce, e non la farà udire in piazza&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La redenzione non deve essere imposta. S’intende forse che la redenzione arriverà senza lotta? No, s’intende che la lotta non va rivolta verso chi indugia. Non dovrà alzare la sua voce poiché è scritto Shemà, ascolta, e il comando sarà finalmente accolto. Da questo puoi riconoscere il carattere del messianico: si tratta di quel qualcosa che convince ascoltando. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma come può essere ascoltata la voce messianica, poiché è scritto: non la farà udire? Subito dopo, però, è scritto in piazza. Intendi che il messianico è quel qualcosa che accenderà i cuori, le menti e le forze – non il trascinarsi di una massa condotta dall’orare di un capo, ma il mutarsi del mondo per l’agire di ognuno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altra parola. Alla fine del film &lt;em&gt;Il grande dittatore&lt;/em&gt; di Charlie Chaplin, il discorso del barbiere termina con un appello ad Anna a mantenere la speranza nella venuta messianica. Anna guarda verso l’alto, e sente il silenzio. Chaplin vuol dire che il messianico spezzerà il rullare del tamburo del potere, poiché è scritto: &lt;em&gt;Il nome non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il nome non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il nome non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;non spezzerà una canna incrinata e non spegnerà uno stoppino dalla debole fiamma&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Rashi la canna incrinata si riferisce a chi è mansueto e lo stoppino dalla debole fiamma al povero. Intendi il mansueto come colui il quale preferirebbe restare nel quieto vivere, e il povero come colui il quale è privo dei mezzi per accelerare il darsi della redenzione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma il messianico è dono di tempo – la canna potrà drizzarsi, e la fiamma crescere, com’è scritto: c’è un tempo per ogni cosa. E intendi, dunque, che ognuno, senza eccezione, ha diritto al tempo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;****&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Processo, I capitolo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina venne arrestato.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Qualcuno&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il principio è una domanda, ma è inespressa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;diffamato&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non commettere maldicenza, è scritto. Come si può parlare di maldicenza, se la colpa è stata tenuta segreta? La maldicenza è più grave se la colpa viene resa pubblica. Il diffamatore di Josef K. ha dunque commesso solo una lieve maldicenza. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altra parola. Proprio il fatto che la colpa sia stata tenuta segreta si presenterà come il più grande ostacolo per la difesa. Intendi che ci sono maldicenze più gravi proprio perché non dicono. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Josef&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono due Messia. Il primo sarà il ben Josef, e precederà la venuta del ben David. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si narra che in ogni generazione si nasconda un possibile Messia, e s’intende il ben David. Ma ogni generazione nasconde anche il suo ben Josef. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questi potrebbe essere figlio di Josef K. Il quale però non ha figli. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Figlio viene anche detto il discepolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;senza che avesse fatto niente di male&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si sarebbe salvato, se avesse fatto qualcosa di male? C'è più merito in una trasgressione fatta con intenzione, che in un precetto compiuto senza intenzione, è scritto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E se avesse fatto? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poiché, se non aveva fatto niente di male, nulla dice però che avesse fatto qualcosa di bene. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di sicuro si sa solo che non aveva fatto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;una mattina venne arrestato&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Divenne un arrestato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;quella volta non venne&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si ferma il tempo omogeneo. Liberazione nella caduta? Era davvero un bene che ogni giorno, senza eccezione, senza variazione, venisse la cuoca con la colazione? Oppure potrebbe essere stata proprio questa la colpa? Egli ha dimenticato di rammemorare la potenza di ogni istante, e così si è rinchiuso in una corazza che, a ben vedere, ha la forma distinta delle sbarre di una cella. E ogni mattina è una colazione in camera. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Divenne un arrestato - poiché, quella volta, non venne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-1012995116003872144?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/1012995116003872144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/1012995116003872144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2011/06/un-nuovo-canto.html' title='Un nuovo canto'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-7225911896869590057</id><published>2010-07-26T17:01:00.032+02:00</published><updated>2011-06-18T01:00:58.886+02:00</updated><title type='text'>Negazione e identità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;10 tesi sul linguaggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Il linguaggio è un fenomeno plurale, conflittuale, ricco di potenze nascoste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Perchè plurale? Lettere, combinazioni di lettere, di parole, di frasi, suoni, significati della lettera, della parola, della frase, del discorso, alfabeti, regole fonetiche, grammatiche, teorie della proposizione, analisi dei testi, linguaggi sui linguaggi. Universo di mondi di mondi, distinto dal mondo, più spesso separato. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Perchè conflittuale? Ogni discorso sull'assenza di conflitto nel linguaggio è una mossa di quel conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè ricco di potenze nascoste? Perchè un elemento del linguaggio contiene sempre più di quanto venga di volta in volta detto.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Il linguaggio oggi storicamente dato ha un duplice carattere. Un carattere è la comunicazione. L'altro carattere è il dominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La riduzione a due della pluralità del linguaggio è un dato storico. Per quanto tale duplicità sia radicata nella struttura del linguaggio stesso, essa è anche la prigione, le cui sbarre d'acciaio non consentono al linguaggio di sviluppare la pluralità che in esso è insita. Liberare il linguaggio significa aprire le porte della prigione del duplice carattere, che fino ad oggi lo trattiene come un condannato.&lt;br /&gt;Ma non si può uscire da una gabbia in cui non si sa di essere.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;I&amp;nbsp;due caratteri hanno la stessa funzione, nella prigione che è il duplice carattere? No. Il carattere di dominio tiene chiusa la porta.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. La radice linguistica del duplice carattere del linguaggio è nella struttura degli atti linguistici. Ogni atto linguistico contiene una componente performativa e una componente proposizionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Perchè radice liguistica? &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La riduzione a due è un dato storico. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma&amp;nbsp;in un altro tempo storico&amp;nbsp;performativo e proposizionale non sarebbero ugualmente componenti del linguaggio? &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sì, ma non per questo il linguaggio avrebbe un duplice carattere.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Altra risposta. In un linguaggio liberato dal&amp;nbsp;duplice carattere, il performativo e il proposizionale sarebbero diversi&amp;nbsp;da ciò che sono adesso. In cosa? Non può essere detto nel liguaggio che precede la liberazione. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Ma questa&amp;nbsp;risposta non può essere discussa. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vero, ma resta monito. Contro cosa?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tutti i determinismi. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. La relazione tra le due componenti di un atto linguistico è conflittuale. La componente proposizionale tende a sussumere la componente performativa. La componente performativa tende a negare la componente proposizionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Il conflitto contenuto in ogni singolo atto linguistico esplode in tutti i campi del linguaggio, mutandoli in campi di battaglia. Ogni fenomeno linguistico è percorso dal conflitto tra negazione e identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Sul piano storico, il conflitto tra i due caratteri del linguaggio si dà come conflitto tra due diverse forme di relazione del linguaggio col tempo. Il carattere di dominio coltiva la separazione tra linguaggio e tempo e si rapporta col carattere quantitativo del tempo. Il carattere di comunicazione nega la separazione e si rapporta col carattere critico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Il duplice carattere del linguaggio fonda il duplice carattere del potere. In italiano il fenomeno è manifestato dalla distinzione tra potere come sostantivo, espressione del carattere di dominio, e potere come verbo, espressione del carattere di comunicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Il duplice carattere del linguaggio fonda dunque il duplice carattere della politica. Politica come dominio, manipolazione, separata dal tempo, e dunque separata dal sociale, orientata al potere come sostantivo. E politica come comunicazione, messa in discussione dell'esistente, in stretta relazione col carattere di crisi del tempo, orientata al potere come verbo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. La liberazione del linguaggio dalla sussunzione che il carattere di dominio attua sul carattere di comunicazione, opera del carattere di comunicazione stesso, riguarderà tutti i fenomeni linguistici di tutti i tempi. Il conflitto tra negazione e identità non sarà abolito - sarà reso libero. La potenza della negazione potrà manifestare pienamente ciò che è sempre stata: la radice della creazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. La liberazione del linguaggio non potrà darsi altro che in un tempo critico. Il tempo critico potrà darsi solo attraverso la liberazione del linguaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-7225911896869590057?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/7225911896869590057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/7225911896869590057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2010/07/negazione-e-identita.html' title='Negazione e identità'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-5873589402240241974</id><published>2010-02-01T18:10:00.061+01:00</published><updated>2011-06-18T01:02:40.871+02:00</updated><title type='text'>Tempo e linguaggio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;13 tesi di teoria critica&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Il lavoro, come il volto di Giano, ha un duplice carattere. Lavoro vivo e lavoro morto. Qualità e quantità. Uno non è misurabile, l'altro è solo misura. La radice del duplice carattere del lavoro è il duplice carattere del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E' possibile una prassi priva di carattere quantitativo?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;No. Una prassi liberata dalla schiavitù del lavoro morto avrebbe essa pure anche un carattere quantitativo. La questione è se questo carattere debba continuare ad essere forma regnante e telos della società - o se invece la prassi umana non possa e non debba darsi liberamente, trovando nel suo carattere vivo l'elemento portante, e nella misura della quantità uno degli elementi, tra gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come sarebbe possibile lo scambio, se venisse meno la centralità del carattere quantitativo del lavoro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scambio sarebbe possibile anche se il carattere quantitativo non fosse il dominus del lavoro. Così come la società sarebbe possibile, anche se lo scambio di merci non fosse il suo scopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa vuol dire? Una società in cui la forma di merce, costituita sul carattere quantitativo del lavoro, non sia forma e senso della dinamica sociale, non per questo sarebbe meno società - nè le sarebbero inibite le frontiere dello sviluppo che, a costo di prezzi umani incalcolabili, la società presente promette. Si aprirebbero viceversa nuove realtà, e il possibile, libero, libererebbe nuove vie. Si potrebbe operare, si potrebbe dare e ricevere, si potrebbe vivere, in base al bisogno, al desiderio, alla fantasia, e alla volontà. Ma allora, perchè non avviene? Non avviene, per il semplice fatto che non conviene a chi decide.&lt;br /&gt;Ma, forse, non è questa solo un'utopia? Lo è davvero, non essendo mai avvenuta - è un luogo senza luogo, del tempo futuro. "L'anno prossimo a Yerushalaim." Ma al tempo stesso è un luogo sempre presente - perchè senza l'altro volto, il dolorante Giano che è oggi il lavoro sarebbe un viso morto, e con lui lo sarebbero coloro a cui obbedisce. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Uno dei caratteri del tempo è infatti l'omogeneo, il misurabile, il vuoto. Il tempo dell'orologio. &lt;br /&gt;L'altro è la crisi, il plurale, il flusso. Il tempo dell'esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ci sono due tempi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No. Il tempo è uno solo, ma ha due caratteri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa hanno in comune i due caratteri del tempo, tanto da poter dire che il tempo sia uno solo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla. Il tempo dell'esperienza e il tempo dell'orologio non hanno niente in comune. Ma nessuno dei due può darsi da solo, senza l'altro. Il tempo è il fenomeno che tiene insieme i suoi due caratteri radicalmente eterogenei.&lt;br /&gt;Basti pensare questo: cosa sarebbe il tempo dell'orologio senza l'esperienza? Matematica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se questo è chiaro per il carattere di omogeneo del tempo, perché sarebbe così anche per il carattere di crisi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché nessuna esperienza è possibile fuori dalla continuità del tempo come omogeneo. Anche una intuizione intellettuale e perfino una intuizione mistica avvengono sempre ad una data ora di un dato giorno.&lt;br /&gt;Ma la relazione tra i due caratteri del tempo non è socialmente neutra. Il tempo come omogeneo, che per esistere abbisogna del tempo come esperienza, tende costitutivamente alla sussunzione di quest'ultimo. L'orologio, dacché esiste, si presenta come la regola sovrana della relazione sociale. Così, per lo più, il tempo come omogeneo è stato rappresentato dal pensiero dominante come se fosse il tempo in quanto tale.&lt;br /&gt;Il tempo come esperienza, viceversa, si rapporta al tempo come omogeneo per lo più in modo negativo. L'esperienza non aspira a sussumere l'omogeneo - per farlo dovrebbe perdere il suo carattere critico e vitale, in altre parole non dovrebbe più essere esperienza - ma alla libertà dalla sussunzione che le viene imposta.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma il fatto che ci siano due tempi, in definitiva, cosa vuol dire? Come e' possibile che un tempo sia omogeneo e vuoto, e un tempo critico e pieno? Come e' possibile, per esser più precisi nel dire, che il tempo abbia un duplice carattere?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vuol dire che la duplicita' e' solo apparenza. Il linguaggio come dominio, il potere come sostantivo, hanno bisogno della duplicita', sebbene a volte preferiscano nascondere le loro intenzioni nella forbita fumosita' della retorica, nella prepotente violenza della propaganda.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La lotta degli oppressi non cerca il duplice, ma la sua dissoluzione nella pluralita'.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il tempo non ha un duplice carattere in se', ma e' imprigionato dalla duplicita'. Non si tratta di un caso. Il tempo liberato dalla duplicita' non ammetterebbe più la gerarchia tra l'ordinario e l'eccezionale implicita nella diatriba tra vuoto e pieno. La separazione e' funzione del potere.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il segreto lo rivela il linguaggio, che ha sempre saputo di non poter definire nulla senza il suo opposto. Il vuoto e' tale solo per l'esistenza del pieno, e viceversa. L'incontro tra gli opposti crea mondi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La reductio ad unum e' anch'essa una struttura del potere come sostantivo, speculare alla duplicita' reificata.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La liberazione e' la sovversione di queste barriere, il darsi della vita nella sua plurale e infinita ricchezza. Solo allora, finalmente, sotto la nuova luce che aprira' la storia, il vuoto potra' mostrare il suo volto critico, e il pieno la sua dimensione banalmente lineare.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Il linguaggio ha anch'esso un duplice carattere. Un carattere è il dominio, l'identità, la manipolazione. Il linguaggio del potere come sostantivo. L'altro è la comunicazione, la relazione, la ricerca. Il linguaggio del potere come verbo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Su cosa si fonda, linguisticamente, il duplice carattere del linguaggio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sull'esistenza, in ogni atto linguistico, di una componente performativa e di una componente proposizionale. Questa è la radice, linguistica, del duplice carattere, ineludibile per qualunque linguaggio. Ma i due caratteri non sono, come vuole credere la teoria positivistica del linguaggio, pacificamente disposti l'uno accanto all'altro. Il linguaggio dell'identità è intrinsecamente teso a sussumere l'intenzionalità relazionale del carattere performativo. Il carattere performativo, viceversa, tende a liberarsi dai dogmi della proposizione, che per esso costituisce, semplicemente, una possibilità aperta.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il tema dell'autenticità ha a che vedere con il linguaggio come comunicazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No. L'autenticità può avere a che vedere con il tempo dell'esperienza, e certo il linguaggio e il tempo sono in relazione.&lt;br /&gt;Ma, in quanto tale, il linguaggio è un fenomeno unitario dal duplice carattere, e il linguaggio come comunicazione può e deve essere una autocritica linguistica del linguaggio strumentale e manipolatorio. Se pretende di essere un linguaggio radicalmente altro, il linguaggio come comunicazione si muta immediatamente nel suo opposto - ed è forse la peggiore manipolazione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma il carattere di relazione, di ricerca e di comunicazione del linguaggio non si fonda anche sulla pretesa perfomativa di autenticità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attribuire l'autenticità, nel senso pieno del termine, alla componente performativa degli atti linguistici è un equivoco della teoria positivistica. Il carattere di comunicazione attiene alla sfera del linguaggio. Le cosiddette pretese di verità, giustezza normativa, correttezza, autenticità hanno senso solo all'interno di quella sfera. Se si immagina la dialettica tra i due caratteri del linguaggio come una pacifica danza tra sposi, si possono tranquillamente immettere significati temporali. L'equivoco è risultato e fonte di irretimento. Il linguaggio serenamente unito in se stesso è come presenta se stesso il linguaggio dell'identità, che così si arroga lo scettro della sovranità. Ma, nella realtà, la dialettica è conflittuale. Il suo campo di battaglia è il linguaggio stesso. La prima pretesa del carattere performativo, infatti, quella che sistematicamente la teoria positivistica ignora, è la negazione dell'identità della proposizione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. La relazione tra tempo e linguaggio e tra i duplici caratteri di tempo e linguaggio non seguono un'unica logica, ma dialettiche distinte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E' davvero possibile una relazione tra le forme più astratte di linguaggio - ad esempio la filosofia - e il tempo?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;In un certo senso, non è possibile nessuna piena relazione tra linguaggio e tempo. Se fosse possibile una piena relazione, la distinzione verrebbe meno e, almeno in prospettiva, il tempo e il linguaggio potrebbero essere un'unica cosa. Ma questo non solo è impossibile - non sarebbe neppure auspicabile.&lt;br /&gt;Il linguaggio deve tenere ferma sia la distinzione che la relazione - un linguaggio che pretendesse di annullare la distinzione finirebbe poi per capovolgersi nella più assoluta separazione.&lt;br /&gt;La filosofia non deve pretendere di essere immediatamente vita, altrimenti è destinata a schiacciare l'autonomia della vita.&lt;br /&gt;Né la filosofia deve temere di guardare in faccia la sua propria autonomia, in cui risiede un segreto della liberazione dal carattere di dominio del linguaggio.&lt;br /&gt;La poesia, che anch'essa per un certo verso è puro linguaggio, ma non può essere lingua di dominio, ha, da questo punto di vista, una più grande potenza: quella di poter popolare l'impervia terra del confine.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. La dialettica tra tempo e linguaggio può condurre alla distinzione oppure alla separazione. La distinzione non elimina l'eterogeneità di tempo e linguaggio, così come la separazione non elimina la relazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. La dialettica tra sfera sociale e sfera politica è una forma di dialettica tra tempo e linguaggio, e dunque può condurre alla distinzione o alla separazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La strategia e la tattica, e dunque la politica, non hanno a che vedere con il tempo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza dubbio. Sebbene la politica si collochi nella sfera del linguaggio, la strategia e la tattica, di cui la politica è tessuta, si collocano nella sfera del tempo. Una strategia e una tattica vincenti, peraltro, si devono basare sul carattere di crisi del tempo. Il tempo come omogeneo è il tempo di strategie e di tattiche sconfitte, nonostante le illusioni positivistiche, più volte smentite dai fatti, del calcolo strategico. La vittoria, nel carattere omogeneo del tempo, si ottiene solo quando era già scontata in partenza.&lt;br /&gt;Sebbene la strategia e la tattica (soprattutto quando sono in relazione con la politica) debbano saper operare nel tempo come omogeneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica è dunque sia nel linguaggio sia nel tempo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No. La politica è solo nel linguaggio. La strategia e la tattica sono invece solo nel tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma si può separare la politica da strategia e tattica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No. Sono caratteri distinti dello stesso fenomeno, la lotta per il potere. La politica è il carattere linguistico di tale fenomeno, il carattere che ha che vedere coi principi, i programmi, i discorsi. La politica nasce nell'oratoria, e, a sua volta, si muove nel duplice carattere del linguaggio: può essere comunicazione, oppure manipolazione. Strategia e tattica sono il carattere temporale di questo fenomeno, il carattere che ha che vedere con la difesa, l'attacco, la posizione, il movimento. La strategia e la tattica nascono nella guerra, tempo critico per definizione, e, loro volta, si muovono nel duplice carattere del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque la strategia e la tattica sono il carattere della lotta per il potere in relazione con la sfera del sociale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì. Senza strategia e tattica, la politica non è meramente separata dalla sfera del sociale (cosa che nella politica come manipolazione accade in ogni caso) ma è irrelata dal sociale. Senza strategia e tattica, la politica non è lotta per il potere, ma discorso sulla polis. Può esserci anche un discorso manipolatorio irrelato? Senza dubbio, è il caso della propoganda senza strategia, riproduzione autoreferenziale di motivi di manipolazione che, forse, un tempo, erano stati nel tempo. Ma oggi, per lo più, è il discorso politico come comunicazione a rischiare di collocarsi fuori dalla lotta per il potere. Perché? Perchè si pone contro il dominante, il tempo come omogeneo e il linguaggio come manipolazione - e dunque soffre forte la tentazione di rifugiarsi in sè stesso. Col che non smette di essere discorso politico - ma smette di essere un problema per il potere.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma la strategia e la tattica non sono, in quanto tali, fenomeni linguistici?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No. Esistono discorsi, teorie, dottrine. Ma la strategia e la teoria della strategia non sono affatto la stessa cosa. La strategia e la tattica, in quanto tali, non hanno bisogno del linguaggio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La contraddizione tra Von Clausewitze e Sun Tzu ha la sua radice nel duplice carattere (linguistico e temporale) della lotta per il potere. Von Clausewitze spiega molto bene che cosa deve fare&amp;nbsp;chi&amp;nbsp;ritiene di aver già vinto -&amp;nbsp;e per questo&amp;nbsp;è stato amato della Wehrmacht, e poi dal Pentagono.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Ma Sun Tzu comprende meglio che la strategia e la tattica in senso proprio si collocano nel carattere di crisi del tempo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Le dialettiche tra i duplici caratteri di tempo e linguaggio possono condurre alla sussunzione oppure alla negazione determinata. La sussunzione non annulla il carattere che viene sussunto, che continua ad esistere in ciò che pretende di averlo inglobato. La negazione determinata non elimina il carattere negato, ma libera dalla sussunzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Le logiche della sussunzione sono le logiche del tempo come omogeneo e del linguaggio come dominio. La logica della negazione determinata, ovvero la dialettica negativa, è la logica delle liberazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come possono coesistere, nella componente performativa di un atto linguistico, la pretesa di verità e la pretesa di negazione dell'identità della proposizione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teoria positivistica degli atti linguistici immagina la componente performativa come una decorazione della componente proposizionale.&lt;br /&gt;Ma essa è invece conflittualmente distinta dalla componente proposizionale. Nel performativo ogni atto linguistico ha la sua radice di atto soggettivo e relazionale di significazione, ovvero di negazione dell'identità proposizionale.&lt;br /&gt;"Io affermo x a qualcuno" Non è x che affema se stesso. Sono io ad affermarlo. Facendolo, in primo luogo, nego che la proposizione non-x sia vera (o giusta, o corretta, o a me propria) e lo faccio rivolgendomi a qualcuno, l'interlocutore (o gli interlocutori) del mio atto linguistico. I quali è possibile che affermino non-x, o che siano in dubbio se affermarlo - altrimenti la mia affermazione sarebbe performativamente ridondante. L'affermazione, dal punto di vista performativo, è significante perchè è negativa.&lt;br /&gt;Negatività, relazionalità e soggettività sono dunque i tre elementi più rilevanti di una teoria, sottratta ai pacificanti dogmi positivistici, della componente performativa di un atto linguistico.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Le liberazioni sono due. Una è la liberazione del carattere di crisi del tempo, oggi sussunto dal carattere di omogeneo. L'altra è la liberazione del carattere di comunicazione del linguaggio, oggi sussunto dal carattere di dominio. Sono liberazioni distinte, ma una è condizione materiale dell'altra.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;Come la lotta per il potere, la liberazione è un fenomeno unitario con due caratteri, che sono però collocati in due diverse sfere, il tempo e il linguaggio.&lt;br /&gt;Come nel caso della presa del potere, e con molte analogie dirette, questo pone complessi problemi.&lt;br /&gt;Si può dire, in forma estremamente sintetica, che dal punto di vista del tempo la liberazione è una sola, dal punto di vista del linguaggio è duplice.&lt;br /&gt;Ovvero, che il fenomeno è storicamente unitario, ma in termini programmatici si articola in due distinte sfere.&lt;br /&gt;Ma è possibile dire l'esatto opposto.&lt;br /&gt;La liberazione deve unire forze sociali diverse (ovvero dal punto di vista del tempo è duplice) in un'unica alleanza politica (ovvero dal punto di vista del linguaggio è una).&lt;br /&gt;Questa contraddizione simmetrica non è dovuta all'indeterminatezza della questione, ma alla duplicità delle due sfere in cui si collocano i caratteri della liberazione.&lt;br /&gt;Nel tempo come omogeneo e nel linguaggio come identità, le liberazioni sono due. Nel tempo come crisi e nel linguaggio come comunicazione la liberazione è una.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Un tempo liberato è un tempo in cui si abbia abbia tempo, ovvero in cui si disponga della possibilità reale di informarsi, di comunicare e di decidere.&lt;br /&gt;Il predominio del carattere di dominio del linguaggio è strettamente legato al fatto che solo pochi dispongono del proprio tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come è possibile liberare il tempo come plurale dalla sussunzione nel tempo come omogeneo, poiché, perché la liberazione possa darsi, sembra già di per sé necessario che il tempo sia liberato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè, in ogni momento, il tempo ha un duplice carattere - nonostante le arroganti illusioni del tempo come omogeneo.&lt;br /&gt;Walter Benjamin scrisse che ogni istante può essere la porta del Messia, e una antica tradizione ebraica riporta l'idea che il Messia sarebbe nascosto in ogni generazione.&lt;br /&gt;Sono modi diversi di dire che il tempo non è mai il vuoto che ci viene insegnato sia, e il potere vorrebbe che fosse.&lt;br /&gt;Un altro modo di arrivare a questa conclusione viene da Marx, dallo studio della dialettica tra i duplici caratteri del lavoro.&lt;br /&gt;Il lavoro salariato, quantità priva di determinazione, è impossibile senza la determinazione qualitativa del lavoro vivo. Il capitale è costretto a nascondere il suo nemico dentro di sé. Per quanto nascosto, non smette di esistere, al contrario è necessario all'esistenza del suo oppressore.&lt;br /&gt;La morte muore, senza la vita.&lt;br /&gt;Proprio per questo la speranza della liberazione, nonostante i desideri del dominio, non può essere annullata, e fa ritorno in ogni tempo, in forme diverse - facendosi ogni volta forte della vita che non può essere resa cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se la liberazione non si è mai data, non può essere che quella tra tempo come crisi e tempo come omogeneo sia una dialettica insuperabile - come quella tra linguaggio e tempo - e che il Messia non sia mai giunto semplicemente perché non giungerà mai?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dialettica tra linguaggio e tempo e le dialettiche tra i duplici caratteri di linguaggio e tempo sono radicalmente diverse.&lt;br /&gt;Linguaggio e tempo sono sfere distinte o separate.&lt;br /&gt;I duplici caratteri sono tali rispetto a fenomeni di per sé unitari.&lt;br /&gt;La negazione determinata, in quanto movimento dei caratteri vivi di linguaggio e tempo, non verrebbe meno dopo la liberazione. La liberazione, al contrario, è proprio il dispiegarsi della potenza della negazione.&lt;br /&gt;La liberazione é il darsi di una società che non sia fondata sulla sussunzione, una società di cui i movimenti negativi del tempo come pluralità e del linguaggio come comunicazione siano gli elementi fondanti.&lt;br /&gt;Ma perché, allora, si deve essere certi che il tempo messianico verrà?&lt;br /&gt;Non se ne può affatto essere certi. Può di certo darsi che il tempo messianico non venga.&lt;br /&gt;Ma, altra domanda, come si può essere certi del contrario?&lt;br /&gt;Questa semplice, ingenua, domanda, che ha le sue radici non nella mera volontà soggettiva di sovvertire ma, bensì, nelle profonde e costitutive contraddizioni del dominio, è il più tremendo incubo per il potere - ed è insieme, ogni giorno, come il ricordo del corno della redenzione, il più potente canto di speranza per la liberazione. Questo canto, sempre nuovo, è la vita del mondo, e non può essere soppresso - poichè scorre nelle vene del tempo. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Un linguaggio liberato è un linguaggio che permetta ad ognuno di poter dare al proprio tempo significati plurali, dinamici, critici.&lt;br /&gt;Il predominio del carattere di omogeneo del tempo è strettamente legato al fatto che il linguaggio dominante è quello del dominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. La separazione tra tempo e linguaggio è condizione e risultato del prevalere del tempo omogeneo e del linguaggio come dominio.&lt;br /&gt;La fine della separazione tra tempo e linguaggio, e dunque anche tra sociale e politico, è viceversa condizione e risultato delle liberazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Si tratta di costruire una società fondata sulle liberazioni del tempo e del linguaggio, e sulla fine della loro separazione - una società basata sul potere di tutti.&lt;br /&gt;Potere non come sostantivo, ma come pieno e reale poter fare.&lt;br /&gt;Si tratta di porre fine alla combinazione stregata tra la menzogna linguistica della rappresentanza e la materiale mancanza di tempo della maggioranza.&lt;br /&gt;Ovvero è ora che la società sia fondata sul rispetto delle due libertà più importanti, senza le quali qualunque altra libertà è una illusione.&lt;br /&gt;La libertà di disporre pienamente del proprio tempo.&lt;br /&gt;La libertà di praticare criticamente il linguaggio.&lt;br /&gt;Una società che, in contrasto con tutte le precedenti forme di organizzazione, può propriamente essere chiamata panarchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Esiste una tradizione riguardo al concetto di panarchia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste, si tratta, all'interno della tradizione dei vinti che vollero vincere, della variegata corrente eretica, libertaria, antiautoritaria. Alcuni esponenti: Kafka, Benjamin, Adorno, Horkheimer, Marcuse, Fromm.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esponenti citati furono al margine dei movimenti politici. La panarchia si fonda dunque su una tradizione minoritaria?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi panarchici furono per lo più ai margini durante le loro vite. Ma il loro pensiero fecondò la generazione del '68. Il '68 è senza dubbio il primo movimento politico-sociale panarchico. In seguito, altri pensatori, per lo più francesi e italiani, si posero sul terreno panarchico, così come i più rilevanti movimenti politico-sociali di contestazione dell'esistente, fino al movimento di critica alla globalizzazione. Il '68 è stato un momento cairotico, l'inizio di un tempo nuovo, le cui potenze sono in gran parte ancora da dispiegare.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La tradizione anarchica fa parte della tradizione della panarchia?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sì, ne fa parte.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quali sono le basi storiche, oggi, della panarchia?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oggi i capitali, globalizzati, sono molto più forti, ma lo stato, millenario nemico di ogni liberazione, è in profonda crisi. Gli stati sono sempre più oligarchici e sempre meno potenti. Come insegna Sun Tzu, bisogna colpire il nemico dove è più debole, e oggi lo stato è l'anello debole della catena del potere.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Perchè lo stato è in crisi? Per la potenza dei capitali globalizzati. Ma anche per la crescente composizione linguistica del lavoro. Quest'ultima è insieme causa e effetto&amp;nbsp;della rivoluzione della comunicazione prodotta da Internet. Scrissero Marshall Mcluhan e Quentin Fiore: "Le società sono sempre state plasmate più dalla natura dei media attraverso cui gli uomini comunicano che non dal contenuto della comunicazione". I giornali prima, e poi la radio e la televisione, sono stati i mass media della rappresentanza, potenti e costosi megafoni delle oligarchie, cui solo raramente, e solo nel caso dei giornali, ebbero accesso anche&amp;nbsp;i rappresentanti di coloro&amp;nbsp;che volevano mutare le cose. Internet può essere il media della panarchia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ma la panarchia non è solo democrazia diretta estesa e diffusa, poichè la democrazia diretta è possibile solo attraverso la liberazione dal lavoro alienato.&lt;br /&gt;Dimenticare questa radice sociale della panarchia significa farla regredire a cieco illuminismo.&lt;br /&gt;Vero, ma anche il contrario è vero - senza democrazia diretta, la liberazione dal lavoro alienato dura il breve mattino di tutte le rivoluzioni tradite del novecento.&lt;br /&gt;Si inizi dunque ora da dove si può colpire, tenendo fermo che la liberazione, per essere tale, è di necessità subito duplice.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La panarchia deve essere pratica, progetto&amp;nbsp;e profezia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;E non può essere in un solo paese, o in alcuni paesi.&lt;br /&gt;Ma i cosmopolitismi neo-kantiani sullo Stato o sul Governo Mondiale non smetteranno mai, e a ragione, di terrorizzare i popoli, che ben sanno che gli stati, se non costretti, sono sempre stati dalla parte dei più forti. E non hanno motivo per non temere uno stato, da cui non si potrebbe neppure più fuggire in esilio.&lt;br /&gt;Solo dalla liberazione può nascere l'unità.&lt;br /&gt;"In quel giorno, Hashem sarò riconosciuto Uno, ed Uno sarà il suo nome." (Zekharià, 14, 9)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-5873589402240241974?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/5873589402240241974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/5873589402240241974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2010/02/panarchia.html' title='Tempo e linguaggio'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-116880479298138112</id><published>2007-01-14T20:59:00.010+01:00</published><updated>2010-10-11T04:51:58.179+02:00</updated><title type='text'>Indice per temi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Teoria&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/bisogno-di-teoria.html"&gt;Bisogno di teoria&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/sul-concetto-di-filosofia.html"&gt;Sul concetto di filosofia di M. Horkheimer&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/10/il-portatore-di-verit.html"&gt;Il Portatore di Verità&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Linguaggio&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/il-testo-perfetto.html"&gt;Il Testo Perfetto &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/sulle-metafore.html"&gt;Delle metafore di F. Kafka &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/scrittura-negativa.html"&gt;Scrittura negativa di Th. W. Adorno&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Storia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/1968.html"&gt;1968&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/adorno-sulle-tesi-sul-concetto-di.html"&gt;Adorno sulle Tesi sul concetto di storia&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Tempo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/minima-temporalia-1.html"&gt;Minima temporalia (1) di Th. W. Adorno &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/tempo-critico.html"&gt;Tempo critico &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/minima-temporalia-2.html"&gt;Minima temporalia (2) di Th. W. Adorno&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/tempo-e-potere.html"&gt;Tempo e potere di Lenin&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/tempo-libero.html"&gt;Tempo libero di E. Mandel&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/crisi-croniche.html"&gt;Crisi croniche&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Politica&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/katrina-prisma-damerica.html"&gt;Katrina, prisma d'America&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/elezioni.html"&gt;Elezioni di H. Marcuse &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/spontaneit-e-classe.html"&gt;"Spontaneità", e classe&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/il-nuovo-avvocato.html"&gt;Il nuovo avvocato di F. Kafka&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/negazione-e-volont.html"&gt;Negazione e volontà di A. Gramsci&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/12/su-sun-tzu.html"&gt;Su Sun Tzu&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-116880479298138112?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116880479298138112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116880479298138112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2007/01/indice-2006.html' title='Indice per temi'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-116720987996376237</id><published>2006-12-27T08:58:00.003+01:00</published><updated>2010-10-15T00:59:44.616+02:00</updated><title type='text'>Su Sun Tzu</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/7749/1852/1600/221000/43aa822be8576.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/7749/1852/320/840025/43aa822be8576.jpg" style="cursor: hand; float: left; margin: 0px 10px 10px 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La tradizione rivoluzionaria ha sempre coltivato un costante confronto con le dottrine strategiche delle classi dirigenti. Il motivo è semplice da ravvisare, da un punto di vita coerentemente anticapitalista - quella tra le classi è una guerra, più o meno "fredda" o "calda", a seconda delle fasi e dei paesi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dunque il livello strategico non può mai essere assente nella costruzione di un progetto rivoluzionario. Restando consapevoli dei rapporti di forza, ma anche altrettanto consapevoli che il mondo non cambierà solo per persuasione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oggi sempre più, nelle accademie militari e nei centri studio geopolitici occidentali, sta salendo la stella di un pensatore cinese del VI-V sec. a.c, Sun Tzu, autore presuntivo de L'arte della guerra&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;1&lt;/span&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Studiosi del pensiero orientale, in verità, invitano alla cautela, riguardo all'utilizzo occidentale di Sun Tzu, che andrebbe letto all'interno del paradigma categoriale che gli è proprio, tenendo conto, ad esempio, di influssi filoofico-religiosi cinesi, difficilmente traducibili nel lessico strategico euro-americano. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dopodichè, è indiscutibile che Sun Tzu costituisca una delle più stimolanti ipotesi di "agire strategico", per utilizzare la terminologia habermasiana. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un'ipotesi, peraltro, in netta alternativa al pensiero strategico dominante, non solo in campo militare, negli ultimi due secoli in Europa e negli Stati Uniti - ben esemplificato dalle teorie di von Clausewitze. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sebbene esistano senza dubbio dei punti di contatto tra le dottrine della guerra di movimento ed il pensiero di Sun Tzu, se non altro in confonto con le strategie classiche di guerra di logoramento, la dottrina strategica dominante in occidente da Napoleone in poi si fonda sul concetto di concentramento delle forze per l'attacco decisivo, che Sun Tzu rifiuta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sun Tzu propone una visione, alternativa, basata sulla centralità degli attacchi laterali, sul ruolo dell'&lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt;, delle comunicazioni e delle informazioni, vere e false. Indebolire duramente l'avversario, anche moralmente, prima di dare il colpo decisivo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non a caso, nel Novecento, Sun Tzu ha ispirato movimenti rivoluzionari e di guerriglia, in particolare in tutto l'Estremo Oriente. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma, per restare all'altra classe, già la Seconda Guerra Mondiale aveva trovato nella strategia britannica fino allo sbarco in Normandia, fondata su attacchi laterali, logoramento attivo, inganni e finte, e sul ruolo decisivo e strategico dello spionaggio, una significativa applicazione concreta di concetti di fatto vicini al pensiero di Sun Tzu. Una strategia molto diversa, quella inglese, da quelle contemporaneamente adottate da Stati Uniti, Unione Sovietica e Reich nazista, espressione della netta inferiorità britannica iniziale, ma anche di una specifica tradizione inglese. Una strategia mai più ripresa in seguito da grandi potenze imperialistiche (gli Usa, imitati da tutti gli altri, hanno sempre privilegiato la superiorità quantitativa, di uomini, e soprattutto di mezzi).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ciò che si può rimproverare all'autore de "L'arte della guerra" (perlomeno, dal punto di vista delle categorie di un lettore occidentale) è di condividere con gli analisti del Pentagono una certa illusione -si potrebbe dire "illuministica"- sul controllo razionale delle variabili. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il grande ruolo che Sun Tzu attribuisce alla previsione degli avvenimenti, pur contrastando giustamente concezioni che privilegiano il dato quantitativo e la semplice rapidità di esecuzione del piano, resta comunque su un terreno che può rivelarsi ingannevole. Non a caso quest'aspetto ordinato, pianificatore, affascina molto gli intellettuali organici all'apparato militar-industriale Usa, ma non sembra la parte più stimolante de "L'arte della guerra" - libro che, viceversa, sembra oggi scritto per chi in un conflitto parte "vinto", ma non si è per questo arreso a perdere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In ogni caso, su un piano più generale, da un punto di vista rivoluzionario, lo studio critico di Sun Tzu può essere molto utile per evitare una contrapposizione schematica tra "movimento" e "logoramento/posizione", e per tornare ad approfondire seriamente il livello strategico della lotta di classe.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;1: Crf. &lt;a href="http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/tao/suntzu.pdf"&gt;L'arte della guerra&lt;/a&gt;, edizione integrale in italiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagine: fermata della metropolitana di Shangai&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-116720987996376237?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116720987996376237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116720987996376237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/12/su-sun-tzu.html' title='Su Sun Tzu'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-116471531761193057</id><published>2006-11-28T11:31:00.001+01:00</published><updated>2010-10-11T01:10:29.422+02:00</updated><title type='text'>Dinamiche imperiali</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/7749/1852/1600/472588/2%20potere-ilgrandedittatore.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/7749/1852/320/656264/2%2520potere-ilgrandedittatore.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;1. Le elezioni di medio termine dello scorso 7 novembre, con la netta sconfitta del partito di Bush, hanno segnato un fatto politico significativo negli Stati Uniti, che non va nè sottovalutato, nè sopravvalutato, ma analizzato rigorosamente, in particolare in funzione delle possibili conseguenze.&lt;br /&gt;Nelle elezioni di medio termine negli Usa la sconfitta del partito che controlla la Casa Bianca è considerata la norma. Ma, in questo caso: a) il partito repubblicano aveva vinto tutte le elezioni dal 1994, eccetto le presidenziali del 1996. b) nel 2002, il primo medio termine dell'era Bush, i repubblicani avevano nettamente infranto la tradizione, ottenendo un'ampia vittoria, che costituì il presupposto di consenso all'attacco all'Irak pochi mesi dopo. c) questo medio termine è stato caricato di un particolare significato politico di giudizio sull'operato dell'Amministrazione sull'economia e la guerra (anche se hanno contato molto anche altri elementi, gli scandali in primo luogo). d) il cambio di maggioranza contemporaneamente in entrambe le Camere, per il meccanismo istituzionale Usa, è abbastanza raro.&lt;br /&gt;D'altra parte, non si deve commettere l'errore di sopravvalutare le conseguenze del risultato – questa interpretazione erronea è molto diffusa tra gli osservatori della sinistra liberale europea. Ma si devono considerare diversi elementi: a) l'affluenza è stata molto bassa (circa il 40% contro il 60% del 2004) – il che, oltre a confermare la consueta estraneità di settori larghissimi della società americana (in particolare tra i lavoratori più poveri e le minoranze) nei confronti del processo elettorale, segnala anche che la composizione del corpo elettorale che tra due anni eleggerà il successore di Bush sarà probabilmente molto diversa. Ad esempio, è possibile che non si confermi il dato di scarsa partecipazione degli evangelici conservatori, decisivi nel 2004 per la vittoria repubblicana, ma stavolta delusi dagli scandali e in generale poco portati ad una partecipazione costante alla politica. b) il margine assoluto e quello percentuale di molte vittorie dei democratici è stato ristrettissimo (spesso sotto il punto percentuale, con poche migliaia di voti di scarto - anche nel caso di seggi del Senato, ovvero in collegi delle dimensioni di un paese europeo).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2. Collocato nelle sue giuste dimensioni, il voto del 7 novembre va letto in primo luogo come l'apertura di una nuova fase nei rapporti tra i diversi gruppi che compongono la classe dirigente Usa. Ora i democratici controllano i vertici della Camera e del Senato – che, in un sistema di rigida separazione tra esecutivo e legislativo, godono di una propria soggettività autonoma nei confronti della Presidenza e degli organismi dell'Amministrazione. Questo vuol dire che, al di là di scontri anche duri su singoli temi, nei prossimi due anni di fatto repubblicani e democratici governeranno insieme gli Stati Uniti. Avvenne così anche durante le fasi più acute di conflittualità tra Presidenza e Congresso durante gli anni Novanta. Giorno per giorno, commissione per commissione, per far funzionare il sistema i due partiti dovranno fare e faranno compromessi su tutti i temi – appoggiandosi alla retorica bipartisan, e alla sempre forte disponibilità dei politici Usa a far riferimento più alle lobbies che li finanziano che al partito cui appartengono. Già il gruppo democratico della Camera del resto ha dato un chiaro segnale in questo senso, bocciando la candidatura a capogruppo di un deputato considerato troppo ostile alla politica estera di Bush.&lt;br /&gt;Una sorta di Grande Coalizione - bisognerà vedere quanto conflittuale - sarà dunque alla guida degli Stati Uniti almeno fino al 2008.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;3. Questo è il quadro in cui si apre la campagna per la successione a Bush. Il prossimo anno sarà decisivo per determinare i rapporti di forza di partenza tra i candidati all'interno di entrambi i partiti, considerato che le primarie vere e proprie inizieranno nel febbraio del 2008.&lt;br /&gt;Nel partito democratico, la direzione centrista costruita da Clinton si prepara a ribadire la sua leadership sul partito. La cosiddetta "sinistra" democratica ha già dimostrato la sua estrema debolezza nel 2004. I settori più radicali e conflittuali della società americana (movimenti pacifisti, ambientalisti e dei diritti civili, lavoratori sindacalizzati, movimento femminista e lesbo-gay, studenti, minoranze) sono sempre più esterni alla dinamica interna del partito democratico. Questo avviene essenzialmente per due motivi: a) la direzione centrista ha messo ai margini dell'organizzazione del partito i settori anche solo socialmente anti-liberisti (sindacati, minoranze) – un processo presto imitato in Europa prima dai laburisti britannici e poi da tutte le forze post-socialdemocratiche e post-staliniste. b) i movimenti antiliberisti Usa mantengono singolarmente e nel loro insieme un rapporto molto problematico con la sfera politica - l'approccio prevalente non va oltre la pressione lobbistica su singoli temi. Dunque, anche nel caso in cui per qualche motivo Hillary Clinton, moglie dell'ex presidente, trovi degli avversari significativi nelle primarie (girano i nomi di governatori, ex-governatori, e del senatore Obama in particolare), si tratterà comunque di candidati centristi, ovvero, tradotto analiticamente, social-liberisti sull'economia, conservatori sui diritti civili, favorevoli ad una strategia imperialista maggiormente concertata con Francia e Germania in politica estera.&lt;br /&gt;Nel partito repubblicano, la partita è più complessa, e più aperta. Le candidature che si defineranno nelle prossime settimane si dovranno comunque collocare su questi tre possibili scenari: a) la direzione del partito, che in questi anni ha coinciso in sostanza con Bush e con il suo staff, potrebbe riuscire a far prevalere una candidatura politica che tenga unite le diverse componenti della coalizione dei conservatorismi (conservatori religiosi, neoconservatori, conservatori liberisti tradizionali, conservatori moderati e repubblicani liberal), ovvero ricostruisca un'espressione politica forte dell'egemonia sociale e culturale dei conservatorismi. b) potrebbe prevalere una candidatura che produce nei fatti una rottura o che è comunque percepita come espressione solo di una parte dei conservatorismi, probabilmente sull'asse dei conservatori religiosi contro gli altri. I conservatori religiosi sono la singola componente più radicata del partito, ma sono anche la più eterogenea, diffidente sulla politica estera e sulla politica economica repubblicana - il "fronte unico" politico tiene sostanzialmente sui temi etici, dall'aborto alle unioni gay, ma dopo gli scandali finanziari e sessuali che hanno coinvolti importanti esponenti repubblicani, anche su questo elemento c'è tensione. I conservatori religiosi, peraltro, sono anche molto diffidenti riguardo alla Grande Coalizione washingtoniana che si sta profilando. c) potrebbe prevalere una candidatura outsider, ovvero che non è espressione organica di nessuna delle componenti del partito, e si caratterizza per un profilo personale potenzialmente efficace tra gli elettori indipendenti (il senatore dell'Arizona John McCain, sconfitto da Bush nelle primarie del 2000, ha queste caratteristiche). In ogni caso, se la candidatura non sarà sentita come propria da tutta la coalizione che costituisce il partito repubblicano, e in particolare dai religiosi, la sconfitta repubblicana è probabile. Nel caso in cui si ricostruisca l'unità politica dei conservatorismi, l'esito delle elezioni presidenziali del 2008 è del tutto aperto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;4. Il quadro internazionale con cui dovranno fare i conti il Congresso democratico e l'ultimo biennio di Presidenza Bush è molto complesso, e colloca l'iniziativa imperialistica Usa ed il progetto imperiale in un quadro geopolitico di grossa difficoltà. Questo sarà il terreno decisivo del rapporto tra repubblicani e democratici - perchè questo è oggi il terreno decisivo per la classe dirigente Usa. I neoconservatori hanno subito grosse sconfitte, prima e dopo le elezioni, in particolare con la sostituzione dell'alleato Rumsfeld al Pentagono. Ma il paradosso è che il neoconservatorismo, nel senso specifico di teoria del ruolo imperiale globale degli Stati Uniti, non solo non è sconfitto, ma resta l'unica strategia in campo per entrambi i partiti. L'ideologia e la pratica imperiali, che hanno le loro antiche radici nel mondo anglosassone nell'ideologia e nelle strategie del vecchio Impero Britannico (un tempo impopolare negli Usa, che erano stati una colonia inglese, oggi la vicenda imperialistica britannica è oggetto di intensi studi nei think tank neoconsevatori), propone un modello inedito di relazioni internazionali tra gli Stati capitalistici, fondato sull'immenso apparato militar-industriale e spionistico statunitense e sull'egemonia culturale, più che su di una superiorità economica sempre più contrastata. Viceversa, proprio la crisi economica e le difficoltà dei capitali Usa, sembrano il movente principale della strategia imperiale - che non caso inizia a svilupparsi negli anni Settanta, agli inizi dell'onda lunga recessiva da cui il capitalismo non è ancora uscito.&lt;br /&gt;La sinistra liberale europea, nella sua pubblicistica, cerca di identificare la strategia imperiale con l''unilateralismo. In realtà l'unilateralismo e il multilateralismo (o, per meglio dire, l'alleanza con Francia e Germania, che di questo si tratta nei fatti negli Usa quando si parla di multilateralismo, e si pensa concretamente al Kosovo) sono solo declinazioni diverse della stessa strategia generale. Oggi è probabile che un temperato multilateralismo sia la strategia prevalente per la Grande Coalizione che governerà fino al 2008 - del resto anche in Europa (Germania, Olanda) stanno prendendo piede formule politiche di coalizione nazionale della borghesia ben disposte a rilanciare l'alleanza inter-imperialistica con gli Stati Uniti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma la politica estera degli Usa si trova di fronte a molti gravi nodi irrisolti - che rendono instabile l'egemonia globale, e precario il progetto imperiale. I principali: a) l'occupazione dell'Irak, e quella dell'Afghanistan, che non sono ancora catastrofi militari, ma potrebbe diventarlo, e sono già rilevanti sconfitte politiche. b) il quadro d'insieme del Medio Oriente, in cui le forze regionali anti-americane non sono state affatto intimorite o indebolite, al contrario, dagli esiti della guerre scatenate dal 2001 ad oggi. c) la situazione di tutta l'America centrale e meridionale, considerata dopo il crollo dell'Unione sovietica uno scenario geopolitico minore, dove il contesto politico per l'imperialismo statunitense è diventato in pochi anni difficilissimo. d) i rapporti complessi e problematici con Cina e Russia. In particolare, se da molto tempo la strategia Usa è orientata quasi interamente a contenere, accerchiare ed indebolire la Cina (e bisogna dire che la Cina ha fatto ben poco per impedirlo, dimostrando forse una debolezza politica molto maggiore di quello che credono gli osservatori americani ed europei, imbevuti dal mito del "pericolo giallo"), sta emergendo nei circoli dirigenti Usa il dubbio di aver gravemente sottovalutato la Russia. La restaurazione capitalistica, il quadro autoritario semi-dittatoriale ricostruito da Putin, e un apparato militare e di &lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; che resta sempre il più potente del mondo dopo quello Usa, costituiscono una miscela dalle conseguenze difficili da prevedere.&lt;br /&gt;In tutti gli scenari, dunque, l'imperialismo Usa, sebbene sia di gran lunga il più forte del mondo, si trova ad avere meno forze del necessario.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;5. L'analisi dello spazio politico, sociale e culturale anticapitalistico meriterebbe una trattazione lunga e specifica. Qui si possono indicare alcuni elementi centrali: a) questi sono stati gli anni, da Seattle a oggi, della rinascita di uno spazio sociale e culturale anticapitalistico negli Usa, dopo due decenni di grande crisi. b) il movimento contro la guerra è un movimento di massa, molto radicato socialmente, con grandi capacità di mobilitazione, ed è un laboratorio in cui sta crescendo una nuova generazione di attivisti. c) negli ultimi mesi grandi lotte (i migranti ispanici, i lavoratori dei trasporti della megalopoli newyorchese) hanno rimesso fortemente in agenda la questione sociale, e di classe, mentre la rottura nel sindacato ha creato una fibrillazione dagli esiti non scontati. d) la rinascita di uno spazio sociale e culturale anticapitalistico non vuol dire affatto, per ora, che questo spazio si trasferisca sul piano politico.&lt;br /&gt;Quest'ultimo punto è decisivo. Nei prossimi anni questa sarà la sfida strategica. O lo spazio anticapitalistico americano si darà un'espressione politica, oppure le sconfitte continueranno, e la dispersione sarà inevitabile. La debolezza della "sinistra" democratica rende sempre più evidente -anche a chi è solo socialmente anticapitalista- che la strategia della pressione esterna sulla politica è del tutto inefficace. Ma, nonostante questo, molti sperano ancora di poter influire attraverso le primarie.&lt;br /&gt;D'altra parte, la tendenza della spazio politico bipartitico a non essere più in alcun modo in grado di rispondere neppure a semplici bisogni, interessi o idealità non omogenee al liberismo, è resa evidente in queste elezioni da risultati come quelli del Connecticut e del Vermont.&lt;br /&gt;In Connecticut, il senatore "falco" democratico Lieberman è stato effettivamente sconfitto nelle primarie dello Stato da un candidato pacifista. Si è candidato comunque, da indipendente, ed è stato rieletto col 50%, contro il 40% del democratico pacifista ed il 10% del repubblicano.&lt;br /&gt;In Vermont, invece, è stato eletto senatore un candidato indipendente che si auto-dichiara "socialista" (sebbene in effetti sia un riformista radicale, e i democratici del suo Stato abbiano fatto desistenza sulla sua candidatura).&lt;br /&gt;A Washington, questi due voti decisamente anomali sono decisivi per la maggioranza democratica al Senato, che è di 51 voti a 49 (se, ad esempio, Lieberman si spostasse coi repubblicani -come ha già minacciato di fare in caso di una pressione eccessiva su Bush per il ritiro dall'Irak- con 50 voti a 50 la maggioranza, e con essa il controllo di tutte le potenti commissioni senatoriali, tornerebbe ai repubblicani, dato che il Vice-Presidente è presidente del Senato e vota in caso di parità. Si può dunque essere certi che al Senato in particolare la conflittualità tra democratici e repubblicani sarà ai minimi possibili).&lt;br /&gt;Sebbene sia Connecticut che Vermont vadano studiati nella loro specificità locale, entrambi sono indicativi delle forti tensioni che stanno mettendo in discussione il bipartitismo Usa. Su questo terreno si pone la sfida per la rifondazione politica dell'anticapitalismo negli Stati Uniti – che non si risolve sul piano elettorale, ma non può prescindere dal rapporto o dallo scontro col sistema bipartitico. Il percorso verso le elezioni del 2008 (senza lo spettro dell'antibuschismo del 2004 e con una maturità molto maggiore del 2000) saranno un banco di prova importante. Decisivo sarà il ruolo delle organizzazioni dei militanti rivoluzionari che, per quanto piccole numericamente, sono molto attive socialmente, soprattutto nel movimento contro la guerra. Naturalmente, è necessario costruire coalizioni politiche più larghe, di cui i settori organizzati rivoluzionari devono cercare di essere promotori determinati, essendo in effetti il settore dell'anticapitalismo che comprende più chiaramente il ruolo della sfera politica.&lt;br /&gt;Soprattutto, molto potrebbe contare l'effetto contagio dell'America latina - più che mai in passato, nella storia del continente americano. Del resto, già lo zapatismo aveva anticipato ed influenzato la nascita del movimento antiglobalizzazione Usa. Oggi, peraltro, i lavoratori statunitensi di lingua spagnola sono una marea immensa, ed in costante e quasi inarrestabile crescita.&lt;br /&gt;La classe dirigente statunitense inizia esplicitamente ad aver paura (pur tra i fumi dell'arroganza imperiale) di tutto quello che, assieme ai lavoratori disperati che essa stessa richiama, può attraversare il Rio Grande e contagiare gli sfruttati nordamericani, i quali hanno già, e sempre di più, il dubbio che le cose, così, non possono andare avanti.&lt;br /&gt;Se avessero anche l'idea che la rottura di sistema è possibile, e che per questo serve la politica – il problema, per gli aspiranti imperatori del mondo, diverrebbe molto serio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagine: C. Chaplin in Il grande dittatore, 1940&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-116471531761193057?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116471531761193057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116471531761193057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/11/dinamiche-imperialistiche.html' title='Dinamiche imperiali'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-116156070352099703</id><published>2006-10-23T01:36:00.000+02:00</published><updated>2007-01-15T01:03:32.881+01:00</updated><title type='text'>Indice agosto-ottobre</title><content type='html'>&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/sul-concetto-di-filosofia.html"&gt;1. Sul concetto di filosofia di M. Horkheimer&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/spezzare-lomogeneo.html"&gt;2. Spezzare l'omogeneo di D. Bensaid&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/tempo-libero.html"&gt;3. Tempo libero di E. Mandel&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/crisi-croniche.html"&gt;4. Crisi croniche&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/10/il-portatore-di-verit.html"&gt;5. Il Portatore di Verità&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/06/indice-aprile-maggio.html"&gt;Indice aprile-maggio&lt;/a&gt; &lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/06/indice-aprile-maggio.html"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/200/tempo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/indice-marzo-aprile.html"&gt;Indice marzo-aprile&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://spettriditempo.blogspot.com/"&gt;Spettri di tempo&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-116156070352099703?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116156070352099703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116156070352099703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/10/indice-agosto-ottobre.html' title='Indice agosto-ottobre'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-116082125184461386</id><published>2006-10-14T12:03:00.000+02:00</published><updated>2007-01-14T15:06:35.483+01:00</updated><title type='text'>Il Portatore di Verità</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/1600/Solitudine%201.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/320/Solitudine%201.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;em&gt;A Olly&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Molti anni fa ebbi la fortuna di incontrare un Portatore di Verità. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Parlo di fortuna perché, in effetti, quella sera avevo litigato con tutti i miei amici, mi ero lasciato con la mia ragazza, ed ero andato a vivere in una città in cui non conoscevo nessuno. Peraltro, ero orfano e, poche ore prima, un medico mi aveva diagnosticato una rara malattia, per la quale avrei perso l’uso della gamba destra se non fossi stato ad ascoltare qualcuno per diverse ore consecutive. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fui doppiamente fortunato, in effetti, poiché, quella sera, il Portatore di Verità non era in vena di spiegarmi la Verità. Non gli capitava spesso, mi spiegò. Anche lui non doveva aver avuto una buona giornata.&lt;br /&gt;Mi parlò, invece, della sua vita. Fin da giovanissimo, aveva iniziato a portare ovunque la Verità. A nove anni chiese ai suoi genitori se conoscevano davvero la Verità. Mi confessò che i suoi rimasero perplessi e che, addirittura, per qualche tempo, discussero se farlo visitare da uno specialista. Ma, per fortuna, era una famiglia benestante. Così poterono mandarlo a studiare in un collegio all’estero.&lt;br /&gt;In collegio, il Portatore si trovò benissimo. Quel luogo lo affascinava – tutti, là, sembravano essere Portatori di Verità. Il Portatore pose ad ognuno la domanda che tanto aveva scandalizzato i suoi genitori. Ricevette, ogni volta, salde risposte affermative. Vi furono solo due eccezioni. Un professore di filosofia (materia che il Portatore amava sommamente) gli diede una strana risposta: “Io non conosco la Verità. Ma, soprattutto, non desidero conoscerla.” Il Portatore mi confessò di non aver mai capito quella risposta. L’altra eccezione fu un bidello che, allo scoccare della domanda, se lo squadrò bene, e gli tiro giù uno sganassone che lo fece volare per qualche metro. Poi gli ingiunse di portare rispetto alla gente. Ma furono casi isolati e, nell’insieme, il Portatore era nel suo ambiente.&lt;br /&gt;Fu dunque con sommo dispiacere che, terminato il corso degli studi, il Portatore dovette lasciare il collegio. Era talmente disperato, mi disse, che due bidelli (tra cui quello dello sganassone) dovettero buttarlo fuori a forza.&lt;br /&gt;Solo, nel mondo degli ignoranti, provò un istante di autentico sgomento. Ma, in verità, fu solo un istante. Comprese subito che aveva una missione. Fu allora che iniziò a fermare chiunque gli capitasse a tiro. Passanti, automobilisti, ciclisti, piloti di elicotteri, astronauti – nessuno fu al riparo. A ciascuno, con pazienza, il Portatore portò la Verità.&lt;br /&gt;In molti casi finì male. Alcuni, mossi a pietà, chiamarono l’ospedale. Altri, maggiormente imbevuti della cattiveria della vita, gliele diedero di santa ragione. Comunque sia, si trattasse del pronto soccorso o del reparto psichiatria, la storia finiva quasi sempre all’ospedale. Ed il Portatore era felice. Amava gli ospedali come aveva amato il collegio – anche se non sapeva bene spiegarsi il perché. Ma, in verità, gli ospedali non amavano il Portatore. Molti infermieri lo dovettero sbattere fuori come un tempo i due bidelli, e, ben presto, si sparse la voce tra i diversi ospedali della città. Nessuno, poi, volle più ricoverarlo, dopo che un chirurgo, durante una delicata operazione, aveva ucciso un paziente al risuonare in sala operatoria del fatidico “Tu conosci davvero la Verità?”. La causa penale per quell’operazione è ancora in fase istruttoria, mi disse il Portatore con orgoglio – e credo che pregustasse il momento in cui avrebbe conosciuto dei magistrati i quali, ne era certo, erano gente della sua razza.&lt;br /&gt;Comunque, il fatto che tutti gli ospedali della città si rifiutassero di ricoverarlo costrinse il Portatore a cambiare residenza. Ma il problema si presentò identico nella nuova città – dopo poco, di nuovo gli ospedali fecero cartello per non ricoverarlo. Di nuovo, dunque, dovette trasferirsi. Iniziò così la sua vita errabonda, di città in città, sempre pronto a spiegare la Verità a chi lo avesse ascoltato – o a chi, imbottigliato nel traffico o bloccato in un ascensore, non avesse avuto altra scelta.&lt;br /&gt;Negli anni, comunque, qualcuno gli rispose – soprattutto tra quelli bloccati in ascensore. Nessuno condivise la Verità. Molti la misero apertamente in discussione. Altri ne criticarono alcuni aspetti. Alcuni, pochi, dubitarono solo di qualche particolare. Il Portatore non si scomponeva. A ciascuno rispiegava tutto da capo. Con la tranquillità e la tolleranza di chi sa di sapere. Rispiegava tutto dall’inizio anche a chi aveva contestato solo un particolare minimo della Verità. Ma, del resto, neppure le migliori, le più determinate, le meglio argomentate obiezioni lo scuotevano – sapeva di essere il Portatore, e che la Verità era su di lui. Anche in ascensore, naturalmente, molti finirono per alzare le mani. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poi, un giorno, incontrò una vecchina che viveva da anni all’angolo di una strada. Le chiese subito se credeva di conoscere la Verità. La vecchia lo guardò con occhi compassionevoli, e gli rispose: “Certo, la conosco molto bene. Abita qui vicino. Se vuoi, ti ci posso portare.” &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Portatore, per la prima volta nella sua vita, mi disse, fu senza parole. In effetti, a contrariarlo non era l’idea che la vecchina dicesse di conoscere la Verità – anzi, quella era la sua risposta preferita. Ma, davvero, non concepiva l’idea che la Verità potesse abitare in un posto diverso dalle sue spalle. Era il Portatore, lui. Ben presto, comunque, si convinse a seguire la vecchia donna. Attraversarono un paio di strade strette, raggiunsero una casa, vi entrarono. Nella casa si apriva un grande salone spoglio, al centro del salone era posta un’alta poltrona. Sulla poltrona sedeva una donna bellissima, lunghi capelli biondi, profondi occhi verdi, lineamenti fini, ed un corpo sottile e sinuoso. La vecchia fece appena in tempo a sussurrare: “E’ lei”, per poi sparire nel nulla.&lt;br /&gt;Il Portatore non ebbe un istante di esitazione. Chiese subito: “Tu, donna, conosci la Verità?” La donna lo guardò, gli sorrise, e gli rispose: “Mio caro, io sono la Verità”. Il Portatore riflettè per un istante. In questo caso, ad inquietarlo non era l’ipotesi di essere davvero al cospetto della Verità – la cosa gli sarebbe parsa più che normale. Il fatto era che non credeva davvero che la Verità potesse essere una donna. Aveva sempre trovato una bizzarria che la parola in italiano fosse un sostantivo femminile. Non aveva niente contro le donne, sia chiaro, e rispettava in pieno le loro lotte e i loro diritti. Ma, insomma, la Verità era una cosa seria. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Se tu fossi davvero la Verità, perché non sei con me, che sono il Portatore?”, le chiese. La Verità sembrò perplessa. “Non so. Io so solo di essere la Verità.” “Allora, tu, in verità, non conosci la Verità.” La donna aggrottò la fronte. “Non capisco davvero cosa dici. Ti ho detto: io sono la Verità. Tu dici di essere il Portatore. Dunque dovresti rispettare la Verità. Eppure vieni qui come se tu dovessi insegnarmi qualcosa.”&lt;br /&gt;Il Portatore era davvero tentato di spiegarle la Verità. Ma se poi fosse stata davvero lei, la Verità? In pochi attimi, prese la sua decisione. Afferrò una sedia, vi si sedette, ed iniziò a spiegare la Verità alla Verità. La donna, rassegnata, lo ascoltò per un poco. Poi gli sorrise, e lui capì che voleva fare l’amore. Lei lo condusse in una stanza da letto, che era solo un grande letto circondato da quattro mura. Fecero l’amore tutta la notte. In una pausa, lei gli parlò di un professore di filosofia che a lui sembrava di conoscere. Ma il Portatore mi disse che i ricordi di quella notte non erano molto chiari nella sua mente.&lt;br /&gt;La mattina si svegliò indolenzito, con indosso solo le mutande, al bordo di un marciapiede. Era stato derubato di tutto. Quando si recò alla polizia, gli risero in faccia – a quanto pareva, la donna bionda e la vecchina erano famose in città, e nessuno cascava più nel loro trucco. Gli dissero anche che era inutile sporgere denuncia, poiché, evidentemente soddisfatte da quest’ultimo colpo, le due donne erano sparite dalla circolazione.&lt;br /&gt;Terminato il racconto, il Portatore mi sembrò malinconico, addirittura triste. Poi si scosse, e, naturalmente, mi insegnò la morale della storia. "Questo mondo è cattivo. Credevo fosse diverso.” affermò, con un tono strano nella voce. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Devo dire che mi parve, per la prima ed unica volta, che avesse dei dubbi, sulla Verità, o su se stesso, non so. “D’ora in poi starò insieme solo ed unicamente a chi è come me. A chi è uguale a me.” Si congedò, frettolosamente – del resto, credo che non sapesse neppure il mio nome, né io il suo. Lo vidi dirigersi, a passo spedito, verso il Centro Nazionale di Reclutamento Portatori di Verità, che era situato in mezzo alla piazza.&lt;br /&gt;Io ero stanco, tramortito. Quella che ho trascritto qui è solo una breve sintesi del lunghissimo, ininterrotto racconto del Portatore. Si era fatta l’alba, e faceva molto freddo. Pensai che dovevo chiamare la mia ragazza, cercare di fare pace. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se non altro, però, la gamba destra era salva. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Immagine: Hans Sfiligoi, Solitudine &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-116082125184461386?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116082125184461386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116082125184461386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/10/il-portatore-di-verit.html' title='Il Portatore di Verità'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-116045011264297134</id><published>2006-10-10T05:11:00.000+02:00</published><updated>2006-10-10T05:15:12.660+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/1600/John_Dee_evoking_a_spirit.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/320/John_Dee_evoking_a_spirit.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-116045011264297134?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116045011264297134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/116045011264297134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/10/blog-post.html' title=''/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-115685049128996665</id><published>2006-08-29T13:13:00.002+02:00</published><updated>2010-10-05T01:25:57.337+02:00</updated><title type='text'>Crisi croniche</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;krònos: Io esisto, sono, e domino su tutto. Pensa solo che sono io a dire agli uomini quanto devono lavorare ogni giorno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;lògos: Non credo. Credo che siano gli uomini, attraverso di me, ad averti inventato per sapere quanto lavorano. Cosa poi -è curioso- che interessa soprattutto agli uomini che non lavorano.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;k.: Non è così, io sono sempre esistito, e esisterò sempre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;l.: Non credo, e non so. Credo che l'idea di una misurazione quantitativa di quello che chiamiamo "tempo" abbia molto a che fare col problema di produrre merci scambiabili, il che pare sempre interessare molto soprattutto a quelli che non le producono, le merci, ma che, possedendole, le scambiano. Pare che con questo sistema si faccia lavorare la gente molto più di quello per cui per cui la si paga (sembra che tramite te si misuri un tempo sufficente per la "riproduzione", e via, il resto si può produrre gratis). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C'era un tizio che era entrato in fissa con questa storia. Lo stesso che era convinto che le cose, gli animali o le persone potevano non essere merci - ma le merci dovevano essere cose, animali o persone; che le merci contenevano due valori diversi, e che uno dei due non era misurabile quantitativamente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;k.: La stessa quantità di tempo è sempre uguale alla stessa quantità di tempo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;l.: Certo. Magari ti potrei dire che hai detto una discreta banalità. Ma nelle accademie filosofiche di oggi, visto il livello, forse non ti capirebbe nessuno. Il punto è che anche il tempo non può essere ridotto solo a quantità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;k.: Non è possibile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;l.: Certo, per te è impossibile. Per la quantità c'è solo la quantità, per la merce c'è solo la merce, per il valore di scambio le qualità determinate della merce in cui esso è contenuto non hanno alcun significato. Il che non toglie che esistano, e siano, addirittura, necessarie all'esistenza del valore di scambio. Come il lavoro vivo per quello oggettivato, e così via. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;k.: Io non ho bisogno di nulla. Esisto in quanto tale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;l.: La presunzione acceca spesso, e il peggior cieco è quello che non solo crede di vedere, ma ti spiega anche con sussiego che, si sa, le cose sono evidentemente così come lui non le vede. Posso dirti solo che pare che neppure tu esisteresti a prescindere da una società che ti costituisca attraverso di me, per degli scopi sociali. Mentre, non vorrei farti avere una crisi d'identità, ma una società potrebbe esistere senza di te.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;k.: Senza il tempo?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;l.: Tu non sei "il tempo"! Ridimensionati, caro. Cos'è "il tempo"? Bella questione, certo! Ma la propaganda della classe dominante valla a fare a qualcun altro - come puoi immaginare sono un esperto in tema. Tu sei una certa idea della temporalità, l'idea che ogni ora sia uguale all'altra, che ogni giornata di lavoro sia uguale all'altra. L'idea su cui si regge una società fondata sulla produzione di merci attraverso merci. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma pare che neppure tu esisteresti se non potessi manifestarti nella materialità di un altro tempo, fatto di qualità, di determinazioni, di disomogeneità e di rotture. Un tempo vivo, necessario anche alla produzione più alienata, e che tramite te si tramuta in una cosa scambiabile, una merce. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma pare sia ricomparso, a volte, nella sua forma originaria. Alcuni lo chiamano kairòs, altri JetzZeit, o tempo critico. Altri preferiscono pensare semplicemente alla rivoluzione. Sai quella storia con i soviet - e la classe che ci va giù di brutto. E pare se la prendano per primi con quelli che stanno lì col cronometro a misurarti il ritmo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma, quando si spara sugli orologi. O quando, meglio, si spara, per una società in cui gli orologi non servano a sfruttare gli uomini.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;k. (dopo alcuni secondi di dubbio): Parli sempre troppo. E le cose non stanno così, è evidente. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-115685049128996665?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115685049128996665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115685049128996665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/crisi-croniche.html' title='Crisi croniche'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-115643391018198010</id><published>2006-08-24T16:22:00.003+02:00</published><updated>2011-06-18T01:14:14.999+02:00</updated><title type='text'>Tempo libero</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/1600/tempo%20di%20mietitura.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/200/tempo%20di%20mietitura.jpg" style="cursor: hand; float: left; margin: 0px 10px 10px 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ernest Mandel, in &lt;em&gt;Trattato marxista di economia&lt;/em&gt;, Roma 1997 (ed. or. 1960), cap. 17 (L'economia socialista), pp. 1083-86&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il deperimento dell'economia mercantile e monetaria è solo una delle leve per assicurare la scomparsa della diseguaglianza sociale, delle classi e dello Stato. L'altra leva è la considerevole estensione e la valorizzazione creatrice del tempo libero.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La classe privilegiata o lo strato dominante della società ha sempre goduto del privilegio del tempo libero. Liberata dal peso di dover lavorare per produrre i mezzi di sussistenza, dal peso del lavoro fisicamente spossante, dal lavoro meccanico, ha potuto dedicarsi più o meno all'accumulazione delle conoscenze e alla gestione dell'economia e della società. L'estensione del tempo libero deve consentire a un numero sempre più elevato di cittadini di riprendere in mano, di esercitare queste stesse funzioni. Questa è la soluzione &lt;em&gt;tecnica&lt;/em&gt; del problema del progressivo deperimento dello Stato.&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(1)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da un secolo circa, la riduzione del tempo di lavoro è stato un enorme fattore di civiltà, come ha sottolineato Karl Marx dopo l'introduzione della giornata di 10 ore&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;.&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(2)&lt;/span&gt; Questa riduzione è stata alla base di tutto quello che vi è di valido nella democrazia borhese contemporanea. Ma, ciò nonostante, si tratta di un fenomeno contraddittorio. I benefici della riduzione del tempo di lavoro sono in gran parte neutralizzati dal prolungamento della vita produttiva, dal prolungamento del tragitto tra il domicilio e il luogo di lavoro [...]&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La giornata di 8 ore si è generalizzata nell'industria moderna dei paesi capitalistici avanzati verso il 1920. Dopo di allora non c'è stata che una riduzione relativamente limitata della giornata lavorativa&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(3) &lt;span style="font-size: 100%;"&gt;[...]&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bisogna tener conto dell'intensificazione del ritmo di lavoro, che è tata notevole dopo il 1918; della tensione nervosa determinata dal maneggio di attrezzature sempre più costose e (spesso) pericolose; dalla tensione spesso ancora più grande sulla strada per il lavoro, soprattutto quando viene percorsa con mezzi meccanici; bisogna tener conto dell'inquinamento dell'aria e degli alloggi non sufficentemente impermeabili ai rumori per stabilire &lt;em&gt;il bilancio complessivo della fatica fisica, mentale e nervosa&lt;/em&gt; dell'operaio di oggi in confronto a quella dell'operaio di cinquant'anni or sono. Moltissime testimonianze mediche consentono di tirare la conclusione che questa fatica si è accentuata invece di ridursi, nonostante i week end liberi e le 2 o 3 settimane di ferie.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] una gran parte del "tempo libero" non è effettivamente "tempo di distrazione", ma "tempo di smaltimento della stanchezza fisica e nervosa". I medici tedeschi distinguono &lt;em&gt;Entmudung&lt;/em&gt; (smaltimento della stanchezza) dalla &lt;em&gt;Entspannung&lt;/em&gt; (distensione) e dalla &lt;em&gt;Erholung&lt;/em&gt; propriamente detta (riposo e acquisto di nuove forze). Gli effetti delle vacanze sono in gran parte neutralizzati in quanto l'operaio prende le ferie in un periodo in cui il suo organismo è in una condizione di stanchezza tale da rendergli impossibile una vera distensione normale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La commercializzazione dei divertimenti si adatta a questo stato di cose. Parte dalla constatazione che dopo una normale giornata di lavoro il proletario di oggi è incapace di uno sforzo fisico o intellettuale. Ma con il pretesto di offrirgli una "distensione" o un "rilassamento", determina o un'atrofizzazione delle capacità critiche o un'eccitazione malsana e permanente, che finiscono con il degradare e disintegrare parzialmente la personalità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Se un uomo lavora senza essere veramente attaccato a quello che fa, se compra e vende merci in modo astratto e alienato, come può impiegare il suo tempo libero in modo attivo e sensato? resta sempre un consumatore passivo e alienato. "Consuma" partite di calcio, film, giornali e settimanali, libri, conferenze, paesaggi, riunioni sociali ecc. Di fatto non è libero di godere le "sue" distrazioni: il consumo del suo "tempo libero" è determinato dall'industria [...] il divertimento è divenuto un'industria come un'altra [...] In ogni attività produttiva e spontanea, qualche cosa accade in me. Mentre leggo, mentre guardo il paesaggio [...] dopo questa esperienza non sono più lo stesso di prima. Nella forma alienata del piacere, nulla accade più in me; ho consumato questo o quello; niente è più mutato in me, e tutto quelo che conservo sono i ricordi [...]"&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(4)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per realizzare il fine essenziale del socialismo, che è &lt;em&gt;l'autogestione dei produttori e dei cittadini&lt;/em&gt;, è necessaria una nuova e radicale riduzione dell'orario di lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(1) Cfr. ivi, &lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/tempo-e-potereimpariamo-dunque-dai.html"&gt;Lenin, Stato e rivoluzione&lt;/a&gt; (&lt;em&gt;n.d. Tc&lt;/em&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(2) &lt;em&gt;Karl Marx&lt;/em&gt;, Il Capitale, libro primo, cap. 8&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(3) Mandel scrive alla fine degli anni Cinquanta del '900, in una fase storica in cui si intrecciavano onda lunga espansiva e rapporti di forza sociali entro i quali il movimento operaio era, su scala mondiale, soggetto attivo e centrale. Oggi, mutate le condizioni, l'offensiva sul tempo è in corso. La flessibiltà totale è un progetto di riorganizzazione del processo produttivo volto a massimizzare l'appropriazione capitalistica di quote-tempo di lavoro, allungando la durata media della giornata lavorativa e, dunque, aumentando il saggio di sfruttamento. Sempre più spesso (negli Usa, in America Latina, in Asia in particolare), il limite massimo della giornata lavorativa è ancora una volta la riproduzione semplice della forza-lavoro (qualche "svago" alienato -non tutti i giorni, salvo la televisione-, e il sonno). Anche in Europa, grazia alla flessibilità, la tendenza è ad un aumento della durata media della giornata lavorativa (da cui anche alcuni equivoci teorici - i tardo-operaisti scambiano tale fenomeno di estensione dell'appropriazione capitalistica di tempo di vita, allo scopo di assorbire il massimo possibile di lavoro vivo nella produzione, con una fantastica identità tra tempo di vita e tempo di lavoro. La legge del valore sarebbe superata, poichè il lavoro, di per sè non più alienato, ma creativo ecc., e contenente già in sè i mezzi di produzione, è dunque l'attività umana in quanto tale, che sarebbe sufficente liberare dal parassita capitalistico, che si limita ad esercitare una relazione di dominio. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Chiunque vive concretamente un'esperenza di lavoro ha l'occasione di esperire che certe concezioni parlano solo di se stesse. La dualità tra valore d'uso e valore di scambio non solo non ha smesso di esistere, ma è sempre più decisiva per comprendere i fenomeni sociali, culturali e politici di questa fase storica). Cfr. &lt;em&gt;Marco&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Bertorello&lt;/em&gt;, Un nuovo movimento operaio. Dal fordismo all'accumulazione flessibile, Roma 2004 (&lt;em&gt;n.d. Tc&lt;/em&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(4) &lt;em&gt;ErichFromm&lt;/em&gt;, Psicanalisi dell&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;a società con&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;temporanea, Milano 1960 &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(ed. or., T&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;he sane society, 1&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;955)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Immagine: Cosimo Mannu, Tempo di mietitura&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-115643391018198010?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115643391018198010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115643391018198010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/tempo-libero.html' title='Tempo libero'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-115642898123314021</id><published>2006-08-24T16:10:00.000+02:00</published><updated>2006-08-24T16:16:21.260+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://spettriditempo.blogspot.com/"&gt;Spettri di tempo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/1600/foto7g.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/320/foto7g.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-115642898123314021?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115642898123314021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115642898123314021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/spettri-di-tempo.html' title=''/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-115632639350077671</id><published>2006-08-23T10:56:00.003+02:00</published><updated>2011-06-18T01:13:47.703+02:00</updated><title type='text'>Spezzare l'omogeneo</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/1600/banlieu.1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/320/banlieu.1.jpg" style="cursor: hand; float: left; margin: 0px 10px 10px 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Daniel Bensaid, in &lt;em&gt;Il partito per agire nel possibile&lt;/em&gt;, in &lt;em&gt;Lenin, il partito e la rivoluzione&lt;/em&gt;, Milano 1997, pp. 29-48&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è chiamato, questo, il socialismo della "marcia al potere", fiducioso nella logica del progresso; il "socialismo fuori dal tempo".&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(1)&lt;/span&gt; Si trattava in realtà di un socialismo abbandonato alla corrente del tempo, di un appiattimento della lotta politica a vantaggio di un determinismo sociologico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo strumento privilegiato dell'esperienza propriamente politica è il partito; la sua mediazione collega la strategia e la tattica, in un tempo che non è più quello, omogeneo e vuoto, dei progressi e della pazienza elettorale, ma quello pieno, contorto, ritmato dalla lotta e lacerato dalla crisi [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il partito è quindi l'elemento di continuità nelle fluttuazioni della coscienza collettiva. La storia non è la marcia trionfale di qualche forza tranquilla verso uno svolgimento garantito, ma è un complesso di lotte, di crisi, di rotture. Il partito non si accontenta di illuminare un processo organico e naturale di emancipazione sociale, ma è costitutivo di rapporti di forza, generatore di iniziative, organizzatore della politica, non coniugata al futuro semplice ma al futuro anteriore. E', in altri termini, l'organizzatore di durate diverse, la condizione di un pensiero strategico che supera l'orizzonte immediato della tattica politicista quotidiana, contingente, priva di principi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] la parola d'ordine che, secondo Tucholsky, riassume il vero atteggiamento politico di Lenin: "Siate pronti!". Pronti all'imprevedibile, all'improbabile&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;all'&lt;em&gt;evento&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che si tratti di rappresentanza, di organizzazione o di strategia, il pensiero politico di Lenin è elaborazione di una specifica temporalità che culmina nella comprensione delle crisi, delle guerre e delle rivoluzioni, dei momenti insurrezionali decisivi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il tempo lineare del progresso sembra operare in favore della socialdemocrazia che guadagna terreno e strappa posizioni istituzionali, ma nello stesso tempo secerne una pesante burocrazia conservatrice, la cui sorte diviene dipendente dallo Stato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lenin individua, primo con questa chiarezza, la nozione strategica di "crisi rivoluzionaria". In alcune circostanze particolari ed eccezionali, lo Stato diviene vulnerabile, l'equilibrio delle forze si fa critico. Non importa quando: in ogni lotta c'è un ritmo, vi sono pulsazioni, battiti che la nozione di crisi permette di concepire: "Ogni sfasatura dei ritmi provoca effetti conflittuali, squilibra e sconvolge, può provocare una lacerazione nel tempo, che va riempito con un'invenzione, con una creazione. Per l'individuo, come per la società, questo avviene solo attraverso una crisi"&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(2)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La politica parlamentare conosce una sola dimensione temporale, il susseguirsi monotono delle sessioni e delle legislature, mentre il tempo delle rivoluzioni è concentrato su se stesso. Succede allora che "mesi di rivoluzione educano meglio e più compiutamente che decenni di marasma politico"&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;.&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(3)&lt;/span&gt; Nel 1905, Lenin segue Sun Tzu nell'elogio della prontezza. Bisogna cominciare "al momento opportuno", "su due piedi", "costituire dappetutto e subito, gruppi di combattimento".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nelle crisi rivoluzionarie, più tempi si intrecciano e si mescolano: la rivoluzione in Russia non è il semplice prolungamento o sviluppo ritardato della rivoluzione borghese, ma "l'accavallarsi" di due rivoluzioni. Quest'idea che riassume lo spirito delle famose Tesi d'aprile (1917) deriva logicamente dallo sviluppo ineguale e combinato dello spazio-tempo di un'epoca.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La politica appare allora modellarsi di ritmi e rilievi. L'arte della parola d'ordine è quella della congiuntura: che la catastrofe possa essere evitata dipende dall'intuizione di un momento. La parola d'ordine valida ieri non lo è più oggi, ma potrebbe ridivenirlo domani.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'elaborazione di questa problematica nel corso di anni di guerra e di opposizione all'ortodossia regnante sono, in Lenin, collegate alla rilettura della Logica di Hegel [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma perchè la crisi possa portare a una vittoria [...] un elemento [...] un progetto e una volontà politica capace di cogliere l'istante critico tra i molti possibili. Il partito [...] elemento centrale del dispositivo strategico. Strategia significa decisione, progetto, rapporto di forze. L'educazione ne è un aspetto. Ma significa anche battaglie, prove in cui il tempo non scorre in modo uniforme, ma in cui vale il doppio, il triplo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] precarietà dell'istante [...] La scelta del momento è cruciale [...] Il tempo non è indifferente e occorre cogliere il momento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] Lenin [...] elabora la propria temporalità: quella di un tempo spezzato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La burocrazia sogna di tenere l'evento nelle sue mani, attende senza sorprese l'arrivo di quel che è previsto e non pensa che potrebbe non arrivare. Il rivoluzionario afferra l'evento in potenza nel corso della crisi. Nel momento della decisione si manifesta una presenza. L'evento irrevocabile inaugura situazioni radicalmente nuve in cui "la nostra eredità non è preceduta da alcun testamento", perchè l'evento stesso illumina le condizioni della sua comparsa. Per questo la rivoluzione costituisce, secondo Hannah Arendt, il "vero evento, la cui grandezza non dipende dalla vittoria o dalla sconfitta".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(1) Il riferimento storica diretto, nel testo, è all'ortodossia kautskiana - ma, evidentemente, l'indicazione teorica è più ampia. (&lt;em&gt;N. d. Tc)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(2) Henri Lefebre, Elements de rytmanalyse&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(3) Lenin, Opere VIII&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cfr. Ivi, &lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/tempo-critico-la-natura-omogenea-e.html"&gt;Tempo critico&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Daniel Bensaid, &lt;/em&gt;in Il partito per agire nel possibile, (in Lenin, il partito e la rivoluzione), Milano 1997, pp. 29-48&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/tempo-critico-la-natura-omogenea-e.html"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-115632639350077671?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115632639350077671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115632639350077671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/spezzare-lomogeneo.html' title='Spezzare l&apos;omogeneo'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-115592902612991635</id><published>2006-08-18T19:39:00.002+02:00</published><updated>2011-06-18T01:16:05.086+02:00</updated><title type='text'>Sul concetto di filosofia</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7749/1852/1600/305f1.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Max Horkheimer, in &lt;em&gt;Eclisse della ragione. Critica della ragione strumentale&lt;/em&gt;, Torino 1969 (ed. or. 1947), pp. 140-160&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aver fede nella filosofia significa non permetere alla paura di diminuire la nostra capacità di pensare. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le terapie metafisiche che propongono di far girare all'indietro la ruota della storia sono viziate - come abbiamo detto più sopra a proposito del neotomismo - da quello stesso pragmatismo che affermano di aborrire. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le teorie in cui si esprime una profonda visione critica dei processi storici, quando siano usate come panacee si sono spesso trasformate in dottrine di repressione; come insegna la storia recente, questo vale tanto per le dottrine radicali come per quelle conservatrici. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non esiste una definizione della filosofia; o per meglio dire, la definizione di essa coincide con l'esplicito resoconto di ciò che essa ha da dire. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le definizioni acquistano pieno significato solo nel corso di un processo storico. Non si può farne uso in modo intelligente se non a patto di ammettere con umiltà che le circonda per così dire un alone di penombra, difficilmente penetrabile alle scorciatoie del linguaggio. Se, per timore di possibili fraintendimenti, eliminiamo gli elementi storici cercando di formulare definizioni che supponiamo atemporali, ci neghiamo il retaggio intellettuale trasmesso alla filosofia da tutta la storia del pensiero e dell'esperienza umani. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La filosofia deve diventare più sensibile alle mute testimonianze del linguaggio, e scandagliare gli strati d'esperienza che si sono sovrapposti a formarlo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non esistono formule, in filosofia [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qui la parola, con tutti i suoi semi-dimenticati strati di significato e di associazioni, è un principio-guida; queste implicazioni devono essere rivissute e conservate, per così dire, in idee più illuminate ed universali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il definire rinunzia quindi anche da sè a vere e proprie determinazioni di concetto, che essenzialmente sarebbero i principi degli oggetti, e si contenta di note, cioè di determinazioni dove l'essenzialità è per l'oggetto stesso indifferente e che hanno anzi soltanto dei contrassegni per la riflessione esterna. - Una tal singola, esterior determinazione è troppo sproporzionata alla totalità concreta e alla natura del suo concetto, per poter essere per essa stessa eletta e presa nell'intento che un insieme concreto abbia in lei la sua vera espressione e determinazione"&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;1&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ogni concetto deve essere visto come un frammento di una verità più vasta in cui esso trova il suo significato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non esistono strade maestre per arrivare alla definizione. L'idea che i concetti filosofici debbano essere incasellati, identificati e usati solo quando rispondono esattamente ai dettami della logica dell'identità è un sintomo della ricerca di certezza, dell'impulso fin troppo umano di ridurre le necessità intellettuali a un formato tascabile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se è vero che dobbiamo sapere che cos'è la libertà per poter stabilire quali partiti hanno combattuto per essa, non è men vero che dobbiamo conoscere il carattere di quei partiti per stabilire che cos'è la libertà.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La strategia dell'incasellamento, caratteristica delle scienze naturali e giustificata nel loro caso e in ogni caso in cui il fine sia l'uso pratico, tratta i concetti come se fossero atomi intellettuali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La filosofia segue un metodo diverso; anch'essa si serve, certo, di questi principi consacrati dalla tradizione, ma trascende questo schematismo mediante atti di conoscenza in cui la struttura logica coincide con i caratteri essenziali dell'oggetto. Per la filosofia la logica è logica tanto dell'oggetto come del soggetto [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In realtà, ogni filosofia che culmini nell'affermazione dell'unità di natura e spirito presentandola come un dato ultimo - vale a dire, ogni tipo di monismo filosofico - riafferma solo e difende l'idea del dominio dell'uomo sulla natura, di cui abbiamo cercato di illustrare il carattere ambivalente. La tendenza stessa a postulare l'unità rappresenta un tentativo di confermare la pretesa dello spirito al dominio totale, anche quando questa unità è affermata in nome di ciò che è l'opposto dello spirito, in nome cioè della natura; perchè si supone che nulla rimanga al di fuori del concetto che tutto abbraccia. Così, anche l'affermazione della supremazia della natura maschera l'affermazione dell'assoluta sovranità dello spirito: perchè è lo spirito a concepire la supremazia della natura e a subordinarle ogni altra cosa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La vera difficoltà, nel problema del rapporto fra spirito e natura, sta nel fatto che non si può nè ridurre una di queste due entità all'altra, nè ipostatizzarne la polarità. In questa difficoltà particolare trova espresssione la difficoltà fondamentale di tutto il pensiero filosofico. Esso è inevitabilmente portato a ipostatizzare astrazioni come "spirito" e "natura" mentre ciascuna di queste astrazioni implica una rappresentazione svisata dell'esistenza concreta, che in ultima analisi influisce negativamente sull'astrazione stessa. Per questa ragione i concetti filosofici diventano falsi e vuoti quando siano astratti dal processo attraverso il quale si è giunti a formularli. Supporre una dualità ultima è inammissibile - non solo perchè l'esigenza tradizionale e quanto mai discutibile di un principio ultimo è logicamente incompatibile con una costruzione dualistica, ma anche a causa del contenuto dei concetti in questione. I due poli non possono essere ridotti a un principio monistico, e tuttavia anche la loro dualità va intesa in gran parte come un prodotto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da una parte, ciascuno dei due poli è stato staccato dall'altro con un processo d'astrazione; dall'altra, la loro unità non può essere concepita nè accertata come un fatto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così come la ragione soggettiva tende al materialismo volgare, così la ragione oggettiva rivela un'inclinazione al romanticismo, e il più grande tentativo di costruire un sistema della ragione oggettiva, il tentativo hegeliano, deve la sua forza incomparabile all'acutezza con cui Hegel ha messo in luce questo pericolo. Come il materialismo volgare, la ragione soggettiva difficilmente può salvarsi dal cadere in un cinico nihilismo; quanto alle tradizionali dottrine affermative della ragione oggettiva, hanno molte affinità con l'ideologia e le bugie. Le due concezioni della ragione non rappresentano due separati e indipendenti modi d'essere dello spirito, benchè la loro opposizione esprima una reale antinomia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il compito della filosofia non sta nel difendere ostinatamente una di queste due concezioni a spese dell'altra ma nell'incoraggiare la critica reciproca e così, se possibile, preparare nel regno delle idee la loro riconciliazione nella realtà. La massima kantiana: "Una sola strada è ancora aperta, quella della critica" - che fu formulata avendo in mente il conflitto tra la ragione oggettiva del dogmatismo razionalistico e la ragione soggettiva dell'empirismo inglese - si applica in modo ancor più pertinente alla situazione odierna.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] come il dualismo di natura e spirito, così anche quello di ragione oggettiva e soggettiva è solo apparente, benchè in esso si esprima un'antinomia reale. I due concetti sono strettamente connessi l'uno con l'altro, nel senso che la conseguenza dell'uno non solo dissolve l'altro ma riconduce ad esso. Falso non è l'uno o l'altro di questi due concetti, bensì l'ipostatizzazione di uno di essi a spese dell'altro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' necessario rendersi conto così della separazione come dell'interrelazione dei due concetti. L'idea di autoconservazione, il principio che sta portando la ragione soggettiva alla follia, può invece salvare la ragione oggettiva dall'incorrere nello stesso destino.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il motivo conscio o inconscio che ispirò la formulazione dei sistemi della ragione oggettiva fu la consapevolezza che la ragione soggettiva è incapace di raggiungere lo scopo da essa stessa indicato, cioè quello dell'autoconservazione. questi sistemi metafisici esprimono, in forma parzialmente mitologica, la consapevolezza che l'autoconservazione è possibile solo nel quadro di un ordine sovraindividuale, cioè attraverso la solidarietà sociale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal momento in cui la ragione divenne lo strumento del dominio esercitato dall'uomo sulla natura umana ed extraumana - il che equivale a dire dal momento in cui nacque - essa fu frustrata nell'intenzione di scoprire la verità. Ciò è dovuto al fatto che essa ridusse la natura alla condizione di semplice oggetto e che non seppe distinguere la traccia di se stessa in tale oggettivazione [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La possibilità di un'autocritica della ragione presuppone, in primo luogo, che l'antagonismo tra ragione e natura sia in una fase acuta e catastrofica, e in secondo luogo che in questa fase di alienazione completa l'idea di verità sia ancora accessibile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Più e più volte nella storia le idee si sono liberate dalle fascie e si sono rivoltate contro i sistemi sociali da cui erano nate. La causa sta in buona misura nel fatto che lo spirito, il linguaggio, tutte le manifestazioni dell'intelletto pretendono necessariamente all'universalità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di qui la contraddizione tra la realtà esistente e l'ideologia, una contraddizione che è lo sprone di ogni progresso storico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il linguaggio riflette i desideri degli oppressi, le sofferenze della natura; esso scatena l'stinto mimetico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fascismo trattò il linguaggio come uno strumento di potere [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alle tendenze mimetiche represse si impedì di trovare adeguata espressione nel linguaggio, ed esse vennero usate come un mezzo per spazzare via ogni opposizione. La filosofia aiuta l'uomo a placare le sue paure aiutando il linguaggio a svolgere la sua funzione genuina, che è quela mimetica, la sua missione di rispecchiare le tendenze naturali. La filosofia, come l'arte, riflette la passione nel linguaggio e così la trasferisce nella sfera dell'esperienza e della memoria.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La filosofia è lo sfrorzo consapevole di fondere tutto ciò che sappiamo per esperienza o intuizione in una struttura linguistica in cui tutte le cose saranno chiamate col loro giusto nome.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I sistemi classici dela ragione oggettiva, come quello platonico, appaiono insostenibili perchè sono glorificazione di un ordine inesorabile dell'universo, e quindi mitologici; ma a questi sistemi più che al positivismo dobbiamo rendre grazieper aver mantenuta viva l'idea che la verità consiste nella corrispondenza del linguaggio alla realtà. I fondatori di quei sistemi sbagliarono però nel credere che avrebbero raggiunto la rispondenza di linguaggio e realtà in sistemi perenni, e sbagliarono anche nel non capire che, per il fatto stesso di vivere in un regime di ingiustizia sociale, sarebbe stato loro impossibile formulare un'ontologia rispondente a verità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ordinamento dei concetti in base alla loro generalità rispecchia la represssione esercitata dall'uomo sulla natura, più che la struttura di quest'ultima. Ordinando i concetti a seconda della loro priorità logica, Platone e Aristotele derivarono questo ordinamento non tanto dalle segrete afinità delle cose quanto, inconsapevolmente, da rapporti di potere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'argomento più valido contro l'ontologia è questo: i principi che l'uomo scopre in se stesso mediante la meditazione, le verità liberatrici ch'egli tenta di trovare, non possono essere quelli della società o dell'universo perchè nè l'uno nè l'altro sono fatti a immagine dell'uomo. L'ontologia filosofica è inevitabiulmente ideologica perchè cerca di mettere in ombra la separazione di uomo e natura e di affermare l'esistenza di un'armonia teorica smentita di continuo dal pianto degli infelici e dei diseredati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La filosofia deve opporsi alla frattura tra idee e realtà; essa confronta l'esistente, nel suo contesto storico, con i suoi principi concettuali, al fine di sottoporre a critica il rapporto tra l'uno e gli altri e così trascenderli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La negazione gioca in filosofia una parte di primo piano. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I sistemi filosofici per i quali la liberazione definitiva potrà avvenire solo attraverso un processo interiore finiscono per diventare vuote ideologie.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alla radice del metodo della negazione, della denuncia di tutto ciò che mutila l'uomo e ne impedisce il libero sviluppo, sta la fiducia nell'uomo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] la denuncia di ciò che viene comunemente chiamato ragione è il più grande servigio che la ragione possa rendere all'umanità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-115592902612991635?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115592902612991635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115592902612991635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/08/sul-concetto-di-filosofia.html' title='Sul concetto di filosofia'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-115030002938288867</id><published>2006-06-14T17:33:00.000+02:00</published><updated>2007-01-15T01:11:18.669+01:00</updated><title type='text'>Indice aprile-maggio</title><content type='html'>&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/minima-temporalia-2.html"&gt;1. Minima temporalia (2) di Th. W. Adorno&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/tempo-e-potere.html"&gt;2. Tempo e potere di Lenin&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/spontaneit-e-classe.html"&gt;3. "Spontaneità", e classe&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/il-nuovo-avvocato.html"&gt;4. Il nuovo avvocato di F. Kafka&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/cambiamenti-nellintelligence-usa.html"&gt;5. Cambiamenti nell'intelligence Usa&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/scrittura-negativa.html"&gt;6. Scrittura negativa di Th. W. Adorno&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/negazione-e-volont.html"&gt;7. Negazione e volontà di A. Gramsci&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/per-un-altro-tempo-in-questo-tempo.html"&gt;8. Per un'altro tempo, in questo tempo. Appunti sul partito&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/indice-marzo-aprile.html"&gt;Indice marzo-aprile&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://spettriditempo.blogspot.com/"&gt;Spettri di tempo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/minima-temporalia-2-il-tema-del-tempo.html"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-115030002938288867?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115030002938288867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/115030002938288867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/06/indice-aprile-maggio.html' title='Indice aprile-maggio'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114907139156285622</id><published>2006-05-31T12:17:00.011+02:00</published><updated>2011-06-18T01:20:15.925+02:00</updated><title type='text'>Per un altro tempo, in questo tempo. Appunti sul partito</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il partito rivoluzionario in una fase non-rivoluzionaria: linee di ricerca&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;pensare che il partito rivoluzionario serva solo in una fase rivoluzionaria è un grave errore&lt;/em&gt; (esempio di Rosa Luxemburg, che con il resto della sinistra rivoluzionaria tedesca avviò la costruzione dell'organizzazione troppo tardi, trovandosi impreparata nella fase rivoluzionaria del '18-'19; critica della teoria di Holloway della politica come mero “evento”, importanza della costruzione) .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;la lotta di classe e le altre lotte di liberazione sono il nocciolo duro della storia in qualunque fase&lt;/em&gt;, anche quando non sono affatto evidenti, ed anche quando un partito rivoluzionario non esiste o è ancora debole e poco organizzato; e la lotta di classe si esprime sia direttamente (lotte sociali e sindacali), sia indirettamente (conflitti politici e costruzione del consenso, ovvero lotta per l'egemonia).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;il partito, per poter cambiare radicalmente la realtà, deve esistere nella realtà&lt;/em&gt; - deve essere organizzazione. La teoria rivoluzionaria, senza organizzazione, si pone fuori dal tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- dunque non è sufficiente che un partito, che voglia essere rivoluzionario, si "costituisca", e neppure che “agisca” nel sociale. Sono decisivi, in particolare, tre elementi:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;a) la costruzione dell'organizzazione;&lt;br /&gt;b) la costruzione di alleanze politiche e sociali che favoriscano lo sviluppo della lotta di classe e delle lotte di liberazione;&lt;br /&gt;c) la lotta per l'egemonia culturale nella società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ciascuno dei tre elementi è in relazione con gli altri due&lt;/em&gt; - il partito rivoluzionario si costruisce in primo luogo all'interno delle lotte sociali, ma senza un partito organizzato è difficile costruire le alleanze che rendono possibili lotte significative, o contrastare la prevalenza riformista sui movimenti. L'egemonia culturale, anch'essa, è al tempo stesso agente e risultato della costruzione dell'organizzazione e della costruzione delle lotte sociali. Per questo per costruire un partito rivoluzionario non basta "proclamare" di volerlo fare. Bisogna collocarsi nei processi reali, là dove ci siano concretamente più possibilità per sviluppare l'organizzazione, le lotte, l'egemonia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;a) La costruzione dell'organizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'organizzazione non è solo una questione di numeri. Ma è anche una questione di numeri: numero dei militanti, ed in particolare dei militanti costantemente attivi; numero delle situazioni sociali e territoriali in cui si è presenti; numero, o meglio quantità di persone che viene raggiunta e coinvolta dall'azione del partito (diffusione del materiale; partecipazione alle iniziative in primis). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dunque la costruzione dell'organizzazione è (anche) un processo di accumulazione, che come tale, si dà nel tempo, sebbene possano prodursi -e regolarmente si producano- significative accelerazioni in corrispondenza col tempo critico delle lotte sociali (esempio Lcr in Francia dopo il '68). Si tratta in pratica di un &lt;em&gt;processo di accumulazione al tempo stesso lineare (poiché deve permanere nel tempo omogeneo e vuoto) e non lineare (poiché è rivolto prioritariamente alle fasi di rottura)&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oltre al processo di accumulazione dell'"avanguardia militante", altri due elementi sono decisivi nella costruzione dell'organizzazione: la formazione dei militanti, e l'articolazione interna del partito rivoluzionario.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La formazione è ciò che consente al partito rivoluzionario di essere "intellettuale collettivo" - per questo è in generale più corretto parlare di &lt;em&gt;autoformazione&lt;/em&gt;, ovvero costruzione/ricostruzione collettiva degli strumenti che consentono a tutti i militanti di poter contribuire realmente all'elaborazione teorica e alle decisioni pratiche del partito. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'&lt;em&gt;articolazione dell'organizzazione&lt;/em&gt; è l'elemento più condizionato dalla fase storica, e dalla composizione della classe, e dei soggetti oppressi. Non c'è un solo "modello" di organizzazione. Ma, senza dubbio, l'esperienza dei partiti rivoluzionari del passato è decisiva. In particolare, sono rilevanti il concetto di &lt;em&gt;centralismo&lt;/em&gt; (ovvero il superamento di forme organizzative “deboli”, “federali”, “localistiche”, tipiche delle tradizioni riformiste) e la &lt;em&gt;relazione tra organizzazione, interventi sociali e radicamento territoriale&lt;/em&gt;, ovvero l'orientamento alla costruzione dell'organizzazione nei luoghi sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) La costruzione delle lotte sociali e politiche: la tattica del fronte unico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è sufficiente “agire” nel sociale; si deve ricercare concretamente lo sviluppo dei conflitti e delle lotte, sia sul piano dei bisogni immediati (lotte sociali e sindacali) che sul piano politico. Senza lotte reali, di massa, partecipate e costruite da larghi settori sociali, senza vittorie parziali, la prospettiva rivoluzionaria non può svilupparsi, né possono crescere l'organizzazione e l'egemonia rivoluzionaria nella società. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Per costruire tali lotte, in fasi non-rivoluzionarie (e spesso anche all'inizio delle fasi rivoluzionarie) è decisiva la cosidetta "tattica del fronte unico"&lt;/em&gt; - ovvero la costruzione di larghe alleanze politiche e sociali tra le organizzazioni rivoluzionarie e strutture non rivoluzionarie (partiti, aree politiche, associazioni, sindacati). Il fronte unico si articola diversamente sul piano politico e sul piano sociale.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sul piano politico&lt;/em&gt; può consistere, e spesso consiste, nella partecipazione di forze rivoluzionarie a partiti riformisti radicali (ossia oggi coerentemente antiliberisti, ovvero orientati all'anticapitalismo, anche se non rivoluzionari), credibili di fronte ai soggetti oppressi, ed al cui interno l'organizzazione rivoluzionaria può crescere direttamente e può influire realmente sulla costruzione delle lotte sociali. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sul piano sociale&lt;/em&gt;, le alleanze da costruire sono di necessità più larghe, poiché è sufficiente un accordo su temi o obiettivi specifici.&lt;br /&gt;Del resto, nelle fasi non rivoluzionarie non solo i riformisti, ma anche forze non riformiste, ma percepite come tali a livello di massa, come oggi i Ds in Italia, sono egemonici nella classe e nei soggetti oppressi. In tali fasi, senza alleanze larghe, che comprendano significativi settori riformisti o affini, non è possibile il darsi reale di lotte di massa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dunque, per un'organizzazione rivoluzionaria, è indispensabile impegnarsi nella costruzione di fronti unici politici e sociali, al fine di costruire su obiettivi parziali lotte significative che facciano esprimere le potenzialità conflittuali dei soggetti oppressi, ed al cui interno costruire il partito rivoluzionario e condurre la lotta per l'egemonia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c) La lotta per l'egemonia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La possibilità dell'egemonia culturale rivoluzionaria si dà nella misura in cui si sviluppano l'organizzazione e le lotte sociali. Solo nelle lotte larghi settori sociali sperimentano che agendo attraverso l'autorganizzazione si possono cambiare le cose, che è possibile riprendere il controllo del proprio tempo di vita (a partire dall'esperienza di uno sciopero o di un'occupazione), e che questa non è l'unica realtà possibile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Solo se esiste un'organizzazione rivoluzionaria, in grado di far sviluppare questa esperienza in una volontà consapevole di rifiuto complessivo dell'esistente, può svilupparsi l'egemonia. Questo è il principale terreno di scontro con i riformisti (spesso gli obiettivi immediati nei fronti unici sono gli stessi, ma è diverso il significato che si dà alla lotta). Ed è anche una condizione necessaria per la lotta contro il capitalismo - &lt;em&gt;una fase rivoluzionaria si può aprire solo quando larga parte della società si rende conto della falsità delle ideologie trasmesse dalle classi dominanti&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La lotta per l'egemonia, d'altra parte, contribuisce sia alla costruzione dell'organizzazione (che altrimenti è solo una quantità inerte, mentre la lotta per l'egemonia dà realmente vita all''"intellettuale collettivo"), sia allo sviluppo delle lotte sociali (che non a caso esplodono più spesso laddove l'influenza politico-culturale dei rivoluzionari è più forte, esempi Francia e America Latina vs. esempio Usa).&lt;br /&gt;In generale, l'egemonia si articola su due livelli (critico-decostruttivo delle ideologie dominanti, critico-costruttivo del programma socialista), e si rivolge anche a settori sociali (ad esempio, gli intellettuali borghesi) il cui consenso all'esistente viene spesso meno nelle fasi di crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Cfr. sul tempo lineare/tempo della rottura, &lt;em&gt;W. Benjamin&lt;/em&gt;, Sul concetto di storia, Einaudi; sull'organizzazione, &lt;em&gt;D. Bensaid&lt;/em&gt;, saggi da Lenin, il partito e la rivoluzione, ed. Nei; sulla tattica del fronte unico e sull'egemonia, &lt;em&gt;A.&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Gramsci&lt;/em&gt;, Tesi di Lione e Quaderni dal Carcere, Einaudi.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Questo testo fu scritto come materiale per un seminario di un'organizzazione, Sinistra Critica, allora interna a Rifondazione Comunista. Oltre a risentire di un carattere didascalico dovuto alla sua destinazione, ha altri limiti. Per quanto l'intuizione di fondo espressa nel titolo, a proposito della necessità di agire anche nel tempo omogeneo, nel perseguire un progetto di trasformazione radicale della realtà, sia essenzialmente fondata, il testo recepisce in maniera eccessivamente acritica la tradizione leninista, e trotzkista in particolare. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In sintesi, i due limiti principali sono i seguenti. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Primo. Se, come ho compreso in seguito, strategia e tattica si collocano in primis nella sfera del tempo critico, l'idea di agire nel tempo omogeneo in attesa che si dia una crisi ("siate pronti") è scorretta. Il tempo omogeneo è un carattere del tempo anche durante la crisi più intensa, così come il tempo critico è presente anche ai lati di una catena di montaggio. Le crisi costituiscono una monade in cui il tempo critico è concentrato e accelerato, ma non esauriscono il darsi di quello che è un carattere del tempo come fenomeno. Per cui la politica che vuole cambiare la realtà deve agire sempre prioritariamente a partire dal carattere critico del tempo. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Secondo limite rilevante di questo testo:&amp;nbsp;i problemi dell'organizzazione politica della trasformazione e della relazione tra politico e sociale, necessitano di maggiori approfondimenti, che facciano i conti in maniera non apologetica, ma neppure affrettata, con la crescente composizione linguistica della classe. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(4.10.10) &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114907139156285622?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114907139156285622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114907139156285622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/per-un-altro-tempo-in-questo-tempo.html' title='Per un altro tempo, in questo tempo. Appunti sul partito'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114875261738448716</id><published>2006-05-27T19:53:00.002+02:00</published><updated>2011-06-18T01:21:44.377+02:00</updated><title type='text'>Negazione e volontà</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;A. Gramsci, in &lt;em&gt;Quaderni dal carcere&lt;/em&gt;, a c. d. Valentino Gerratana, p. 1345&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uomo non entra in rapporto con la natura semplicemente per il fatto di essere egli stesso natura, ma attivamente, per mezzo del lavoro e della tecnica. Ancora. Questi rapporti non sono meccanici. Sono attivi e coscienti, cioè corrispondono ad un grado maggiore o minore d’intelligenza che di essi ha il singolo uomo. Perciò si può dire che ognuno cambia se stesso, si modifica, nella misura in cui cambia e modifica tutto il complesso di rapporti di cui egli è il centro di annodamento. In questo senso il filosofo reale è e non può essere altri che il politico, cioè l’uomo attivo che modifica l’ambiente, inteso per ambiente l’insieme dei rapporti di cui ogni singolo entra a far parte. Se la propria individualità è l’insieme di questi rapporti, farsi una personalità significa acquistare coscienza di questi rapporti, modificare la propria personalità significa modificare l’insieme di questi rapporti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114875261738448716?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114875261738448716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114875261738448716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/negazione-e-volont.html' title='Negazione e volontà'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114838312833396724</id><published>2006-05-23T13:15:00.005+02:00</published><updated>2011-06-18T01:34:42.636+02:00</updated><title type='text'>Scrittura negativa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Th. W. Adorno, in &lt;em&gt;Minima moralia&lt;/em&gt;, af. 51&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La processione di Echternach&lt;span style="font-size: 78%;"&gt;(1)&lt;/span&gt; non è il corteo dello spirito del mondo: limitazioni e revoche non sono strumenti di esposizione della dialettica. Questa trascorre piuttosto da un estremo all’altro, e, anziché qualificare il pensiero, lo conduce – attraverso l’estrema coerenza – fino al suo capovolgimento. La prudenza che vieta di spingersi troppo oltre in una singola proposizione è, per lo più, l’agente del controllo sociale, e cioè dell’istupidimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diffidare dell’obbiezione, sollevata spesso e volentieri, secondo la quale un testo, una formulazione, sarebbero “troppo belli”. Dietro il rispetto della cosa, o perfino della sofferenza, si nasconde facilmente il rancore contro chi non tollera, nella forma reificata del linguaggio, il segno dell’umiliazione dell’uomo. Il sogno di un’esistenza senza vergogna, che non è più possibile rappresentare come contenuto, è custodito dalla passione linguistica: ed è questo sogno che si vorrebbe perfidamente strangolare. Lo scrittore non deve accondiscendere alla distinzione tra espressione bella ed espressione adeguata. Non deve credere al critico premuroso che la formula, né tollerarla presso di sé. Quando gli è riuscito di dire tutto ciò che voleva dire, ciò che ha scritto è bello. La bellezza dell’espressione che è fine a se stessa non è “troppo bella”, ma ornamentale, artigianale, brutta. Ma chi, col pretesto di sacrificare tutto alla cosa, rinuncia alla purezza dell’espressione, tradisce anche la cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I testi elaborati come si conviene sono come ragnatele: fitti, concentrici, trasparenti, solidi e ben connessi. Essi attirano a sé tutto ciò che si aggira nei dintorni. Metafore che li attraversano per caso, diventano una preda nutriente. Materiali affluiscono da ogni parte. Per giudicare della solidità di un abbozzo, basta vedere se evoca le citazioni. Il pensiero che ha dischiuso una cellula della realtà, penetra, senza violenza del soggetto, nella cellula accanto. Dimostra di essere in rapporto con l’oggetto quando altri oggetti si cristallizzano intorno ad esso. Nella luce che dirige sul proprio oggetto, altri cominciano a scintillare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;(1) Processione in cui si avanza facendo due passi avanti e uno indietro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 85%;"&gt;Cfr. ivi, &lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/sulle-metafore.html"&gt;F. Kafka, Delle metafore&lt;/a&gt; (&lt;em&gt;n. d. Tc&lt;/em&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114838312833396724?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114838312833396724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114838312833396724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/scrittura-negativa.html' title='Scrittura negativa'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114726792125463778</id><published>2006-05-10T15:29:00.000+02:00</published><updated>2007-01-14T16:09:00.256+01:00</updated><title type='text'>Cambiamenti nell'intelligence Usa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Elementi di analisi sulla sostituzione del direttore della Cia&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1) Porter Goss, il direttore dimissionato, era in primis un politico. Prima di essere nominato da Bush alla direzione della Cia, era deputato repubblicano della Florida e presidente della potente Commissione &lt;em&gt;Intelligence&lt;/em&gt; della Camera. Oggi in molti parlano della sua come di una direzione di transizione verso la "nuova era" dei servizi. In effetti, al di là della volontà personale di Goss, la sua direzione ha avuto un significato in primo luogo politico, e preliminare ai nuovi assetti, che oggi sembrano consolidati: Goss è servito soprattutto per attuare un poderoso repulisti di tutti i dirigenti Cia ostili, critici o autonomi verso la Casa Bianca e il Pentagono (in sintesi, il settore che aveva sostenuto Powell – fino a un anno fa maggioritario ai vertici Cia).&lt;br /&gt;Dopodichè, lo stesso Goss, pur essendo politicamente allineato col presidente, aveva un profilo politico proprio, che gli conferiva di per sé (e conferiva di riflesso alla Cia) un’autonomia politica ed istituzionale, in primo luogo nei confronti di John Negroponte, il primo &lt;em&gt;Director of National Intelligence &lt;/em&gt;(Dni), "capo dei capi" delle agenzie di spionaggio, figura istituita dalla riforma voluta da Bush. I rapporti tra Negroponte e Goss non erano buoni – per un manifesto problema di ruolo. Un tempo (recente), il direttore della Cia era il capo di tutto lo spionaggioo Usa (il cambio di status ha avuto un riflesso nominalistico significativo: il capo della Cia era prima della riforma &lt;em&gt;Director of Central Intelligence&lt;/em&gt;, Dci – oggi, non a caso, è solo &lt;em&gt;Director of Central Intelligence Agency&lt;/em&gt;, Dcia). Porter Goss era un direttore troppo "forte", per subire fino in fondo il ridimensionamento cui è destinata la Cia.&lt;br /&gt;C'è poi un altro elemento di rilievo, che va oltre la vittoria immediata, politica, di Negroponte, perchè crea un rilevante precedente sostanziale. In occasione del primo contrasto tra un Dni e un Dcia, è il Dcia a cadere. E, perdipiù, viene sostituito col vice del Dni, tra l'altro ex-direttore dell'agenzia storicamente "rivale" della Cia, l'Nsa. L'umiliazione della Cia non potrebbe essere più netta. Soprattutto, si stabilisce pienamente la subordinazione non formale della Cia e del suo direttore al nuovo vertice istituzionale dei servizi Usa.&lt;br /&gt;2) Hayden, il neo-direttore, è un militare, generale dell'aviazione.&lt;br /&gt;Un militare ai vertici Cia ha un solo precedente recente: l'ammiraglio Turner, capo della Cia di Carter. Ma quella di Turner fu un direzione d'emergenza, subito dopo la stagione degli scandali degli anni Settanta, culminata con le inchieste della Commissione Church e con l'approvazione di nuove norme che limitavano il raggio d'azione della Cia ed imponevano un forte controllo parlamentare. Turner non fu nominato in quanto militare, ma in quanto uomo estraneo agli ambienti Cia. La sua fu una direzione debole e lontana dai vertici della politica.&lt;br /&gt;Viceversa, Hayden era già uno dei massimi dirigenti dell'&lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; Usa: dopo aver diretto l'Nsa, in quanto vice di Negroponte era ai vertici della piramide – in teoria, era già alla direzione superiore della stessa Cia, come di tutte le altre agenzie sottoposte al Dni e al suo staff. Non si tratta, dunque, senza dubbio, di una nomina di basso profilo.&lt;br /&gt;Hayden garantisce il consolidamento della linea gerarchica voluta dalla riforma: Presidenza/Negroponte-Dni/singole agenzie – tra cui la Cia. In effetti, Hayden era, e resta nel nuovo ruolo, il principale subordinato di Negroponte.&lt;br /&gt;Il risultato è una poderosa centralizzazione dei servizi Usa, il cui modello organizzativo è sempre più simile a quello delle forze armate, e la correlata subordinazione non tanto al "potere politico" o "democratico", ma, semplicemente e immediatamente, alla Presidenza imperiale.&lt;br /&gt;In quanto capo dell'intelligence e, al contempo, di una sua poderosa struttura operativa e di analisi, nonchè titolare di rapporti diretti e continui col Congresso, il direttore della Cia godeva infatti di una significativa autonomia della Presidenza – qualcosa di più simile al ruolo istituzionalmente autonomo del direttore Fbi, che non a quello di un consigliere presidenziale.&lt;br /&gt;Viceversa, il Dni ha la sua piattaforma di potere esclusivamente nel rapporto con la Casa Bianca, unicamente dal Presidente trae il suo ruolo – e unicamente al Presidente risponde nei fatti.&lt;br /&gt;Peraltro, la nomina di un militare, oggi, è fortemente significativa di per sè. Sotto Bush, i servizi segreti militari hanno avuto un'espansione (per numero di agenzie, dipendenti, budget, e ruolo) senza precedenti nella storia dell'&lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; Usa. I servizi militari hanno tre caratteristiche cruciali: a) sono più direttamente integrati con l'enorme coagulo di interessi che ruotano intorno al Pentagono, ed al budget della Difesa; b) grazie al segreto militare, sono sottratti al controllo del Congresso che grava sulla Cia dopo gli scandali degli anni Settanta; c) la cultura militare accetta più facilmente una struttura accentrata e piramidale della &lt;em&gt;community intelligence&lt;/em&gt;, nonchè la spregiudicatezza operativa che sarebbe mancata alla Cia negli ultimi anni, secondo i critici favorevoli alla riforma.&lt;br /&gt;A margine, su questo punto, si può solo ricordare che questi sono stati gli anni delle &lt;em&gt;renditions&lt;/em&gt;, dei voli e delle prigioni segrete, delle torture più o meno per procura, per limitarsi a ciò che si sa più o meno bene. Tutte operazioni gestite dalla Cia – dunque è più che inquietante constatare la vittoria, nello scontro ai vertici dei servizi Usa, dei settori che ritengono che la Cia non sia stata abbastanza spregiudicata.&lt;br /&gt;3) La nomina di Hayden, del resto, è significativa anche riguardo alle traformazioni in corso nella stessa Cia, che resta pur sempre il principale spionaggio Usa.&lt;br /&gt;Qui due elementi sono rilevanti. In primo luogo, la provenienza di Hayden dal mondo della sigint (&lt;em&gt;signal intelligence&lt;/em&gt;), il controllo delle comunicazioni, vero "cuore" (per budget, personale, e storica priorità strategica) dello spionaggio Usa. Al di là della nomina alla Cia di un uomo Nsa, come detto un'umiliazione "burocratica" per la Cia, l'elemento più rilevante è una ulteriore conferma dell'importanza che la strategia dell'&lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; Usa assegna allo sviluppo, rafforzamento e valorizzazione del controllo delle comunicazioni.&lt;br /&gt;Ma il fatto che Hayden venga dall'Nsa e dalla sigint ha anche un'altra implicazione: rafforza l'autonomia ed il ruolo del neonato &lt;em&gt;National Clandestine Service&lt;/em&gt;, il braccio operativo dei servizi Usa.&lt;br /&gt;Questo settore dello spionagggio Usa (si tratta di migliaia di agenti, tra cui le stazioni ed i centri presso ambasciate e consolati all'estero) era un tempo chiamato &lt;em&gt;Directorate of Operations&lt;/em&gt;, ed era del tutto interno alla Cia.&lt;br /&gt;L'Ncs, negli intenti della Casa Bianca e di Negroponte, dovrebbe distanziarsi dalla Cia, ed integrarsi con i servizi segreti militari – ispirandosi, più che al modello di &lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; quale, soprattutto, raccolta e analisi delle informazioni, modello dopo gli anni Settanta piuttosto forte negli ambienti Cia, per timore di nuovi scandali o per convinzione, al diverso modello dell'&lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; quale componente dell'attività bellica. Modello prevalente, ad esempio, in Israele. Ma che anche nei servizi Usa ha una larghissima tradizione – Cuba, Vietnam, Centroamerica sono solo esempi. Modello, naturalmente, coerente e funzionale allo schema strategico della guerra permanente.&lt;br /&gt;Avendo ancora meno legami con le "confraternite" Cia di quanti ne avesse Porter Goss (che era stato agente negli anni Sessanta, prima di fare politica), è probabile che Hayden lascierà sviluppare l'autonomia dell'Ncs, ed il rapporto diretto tra il "braccio operativo" ed il Dni John Negroponte.&lt;br /&gt;La possibilità che nei servizi Usa prevalga quello che, per comodità, possiamo chiamare il "modello Mossad" è dunque più che reale – ed è evidente il pericolo globale di uno scenario simile, considerando le dimensioni ed i mezzi dell'&lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; statunitense.&lt;br /&gt;Due considerazioni conclusive&lt;br /&gt;a) si conferma, ed è nei fatti per ora vincente, la strategia della classe dirigente Usa, e soprattutto del Partito repubblicano, di superare i vincoli allo spionaggio posti negli anni Settanta, e di fare dell'&lt;em&gt;intelligence&lt;/em&gt; un ulteriore, rilevante elemento del potere della Presidenza.&lt;br /&gt;b) è sempre più evidente il ruolo centrale che svolgono gli apparati di sicurezza, controllo, e "azione coperta" in questa fase di riorganizzazione delle pratiche di potere e di dominio su scala globale. Quella intorno alla Cia, ed alla riforma dei servizi, è stata senza dubbio la più intensa guerra che si sia combattutta negli ultimi anni nelle stanze che contano della classe dirigente imperiale Usa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Cfr.&lt;em&gt; Gigi Malabarba&lt;/em&gt;, a c.d. &lt;em&gt;Alessio Aringoli&lt;/em&gt;, 2001-2006 Segreti e bugie di Stato, Edizioni Alegre, 2006, in part. Appendice 2 e &lt;em&gt;Alessio Aringoli&lt;/em&gt;,&lt;em&gt; Boris Sollazzo&lt;/em&gt;, America oggi, Edizioni Alegre, 2005, in part. cap. 1.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114726792125463778?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114726792125463778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114726792125463778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/cambiamenti-nellintelligence-usa.html' title='Cambiamenti nell&apos;intelligence Usa'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114693654725701646</id><published>2006-05-06T19:28:00.004+02:00</published><updated>2011-06-18T01:30:26.399+02:00</updated><title type='text'>Il nuovo avvocato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Abbiamo un nuovo avvocato, il dottor Bucefalo. Il suo aspetto esteriore non ricorda molto il tempo in cui era ancora il destriero di Alessandro il Macedone. Chi conosce, però, le circostanze nota qualcosa. Recentemente ho visto un semplice usciere di tribunale ammirare l'avvocato con l'occhio esercitato del piccolo frequentatore dei campi di corse, mentre questi saliva lo scalone un gradino dopo l'altro sollevando in alto le cosce e facendo risonare i passi sul marmo. In linea di massima l'ufficio approva l'assunzione di Bucefalo. Con straordinaria comprensione si dice che Bucefalo si trova in una posizione difficile nel presente ordinamento sociale e merita comunque una certa benevolenza sia per questa ragione che per la sua posizione nella storia universale. Oggi - nessuno può negarlo - non esiste nessun Alessandro Magno. Certo, alcuni sono bravi ad assassinare. Nè scarseggia l'abilità di colpire l'amico con una lancia attraverso la tavola del banchetto; e per molti la Macedonia è troppo angusta, per cui maledicono Filippo, il padre; ma nessuno, nessuno può condurci in India. Già allora le porte dell'India erano irraggiungibili, ma la loro direzione era indicata dal brando regale. Oggi le porte sono altrove e più in alto; molti stringono un brando, ma solo per agitarlo; e lo sguardo che vuole seguirli, si smarrisce. Forse proprio per questo la miglior cosa è fare come Bucefalo, immergersi nei codici. Libero, i fianchi non compressi dalle gambe del cavaliere, sotto una tranquilla lampada, lontano dal clamore della battaglia alessandrina, egli legge e volta le pagine dei nostri vecchi libri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franz Kafka, in &lt;em&gt;Un medico di campagna&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Allegoria sul tradimento dei chierici.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114693654725701646?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114693654725701646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114693654725701646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/il-nuovo-avvocato.html' title='Il nuovo avvocato'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114693630986019022</id><published>2006-05-06T19:02:00.000+02:00</published><updated>2006-05-06T19:27:22.426+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://spettriditempo.blogspot.com/"&gt;Spettri di tempo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/indice-marzo-aprile1.html"&gt;Indice Marzo-Aprile &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/indice-marzo-aprile1.html"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114693630986019022?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114693630986019022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114693630986019022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/spettri-di-tempo-indice-marzo-aprile.html' title=''/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114650946029924750</id><published>2006-05-01T19:00:00.000+02:00</published><updated>2007-01-14T16:03:37.646+01:00</updated><title type='text'>"Spontaneità", e classe</title><content type='html'>Appunti sul problema critico dell'autoemancipazione della classe, tra ortodossie opposte, e convergenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Risulta utile analizzare lo slittamento semantico del termine spontaneità, dal linguaggio comune e filosofico, a quello più e meno tradizionale del movimento operaio, e dei suoi teorici.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel linguaggio comune, spontaneità allude, certo, a autenticità, ma anche a autonomia e creatività. Nel linguaggio filosofico, spontaneo è di solito opposto a passivo, ed è attributo dell'intelletto e della ragione, in contrapposizione alla sensibilità, proprio in quanto la sensibilità è etero-determinata dalle percezioni esterne, mentre la razionalità è autodeterminata e, dunque, spontanea. Ciò è particolarmente chiaro nell'idealismo tedesco - ed il ribaltamento marxiano non muta affatto i termini della questione, inducendo semmai una fondata diffidenza verso ciò che si presenta spontaneo ed autonomo, ed è invece solo un risultato determinato dai rapporti di produzione. Ma, nella misura in cui riconosce esistenza e relativa autonomia alle sfere politica e intellettuale, il pensiero critico concepisce la razionalità come auto-determinazione e, dunque, come spontaneità. La critica francofortese alla razionalità strumentale si situa su di un altro livello del discorso - ma se la stessa razionalità strategico-strumentale non è del tutto socialmente determinata, la ragione critica, per poter sperare di porsi fuori dal cerchio stregato dell'esistente, deve essere pienamente autonoma e spontanea. In verità, il determinismo positivistico della Seconda Internazionale andava in tutt'altra direzione - ma nessuna eleborazione filosofica potè spiegare il salto che, nel frattempo, il termine aveva fatto nel linguaggio politico-teorico del movimento operaio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si potrebbe formulare l'ipotesi, storico-critica, che nel tempo della nascita della burocrazia, il termine spontaneità non andava associato a nulla che potesse anche solo far pensare al problema dell'autonomia della classe. Spontaneo doveva essere l'irrazionale, lo storicamente dato, il socialmente determinato, il passivo, il meccanico, l'immediato. A conferma che, a volte, seppur raramente, il linguaggio filosofico riesce a mantenere la relazione col linguaggio comune più dei gerghi politici, il termine spontaneità, nei dibattiti teorici e nella pubblicistica del movimento operaio, perdeva quei caratteri di autonomia e di creatività che chiunque, parlando, gli attribuisce. Anche nel contesto di una progettualità rivoluzionaria, dunque, la spontaneità assumeva una connotazione particolare, e tendenzialente era un valore negativo. Sebbene alcuni (la Luxemburg e Trotskij, in primis) cercassero di salvarne il ruolo nella dialettica rivoluzionaria, nessuno riuscì più a mettere in discussione lo slittamento che l'ortodossia della Seconda Internazionale aveva imposto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma se l'entusiastica assunzione di questo significato di spontaneità è comprensibile negli alfieri socialdemocratici e stalinisti della burocrazia, ed è già molto meno spiegabile nella tradizione marxista rivoluzionaria (che si poneva però, costitutivamente, il problema di comunicare con le correnti maggioritarie del movimento operaio) - è invece del tutto incomprensibile in quel filone che, determinato a rompere radicalmente con la tradizione ufficiale, aveva assunto proprio l'autonomia della classe come elemento centrale della sua impostazione. L'operaismo non solo non mise in discussione il significato ortodosso di spontaneità, ma, anzi, lo assunse e lo esaltò - l'irrazionale, l'immediato, il dato restarono così paradigmi esclusivi di descrizione della classe e del suo agire. Ma, diversamente dal passato, furono promossi a valori positivi, contrapponendo simmetricamente all'autonomia della politica e della burocrazia, un'autonomia della classe intesa come mero esprimersi di una potenzialità già interamente dispiegata, in una cornice non meno deterministica di quella ortodossa. Non a caso, del resto, Tronti dovette recuperare un ruolo "tattico" al partito, promotore dell'attualizzarsi della potenza, ossia, ancora una volta, custode del realizzarsi della storia - concezione foriera di nuovi stalinismi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La rivalutazione, da parte dell'operaismo, della dimensione irrazionale, non linguistica, passionale, corporale, biologica, immediata dell'agire politico e del conflitto di classe è decisiva per la rifondazione di un pensiero critico. Su questo piano, del resto, il femminismo ha molto da dire, e da aggiungere. Ma la classe non è solo questo - nè, tantomeno, può esserlo nel darsi della sua autonomia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Urge una teoria interamente nuova della spontaneità - o di come comunque si voglia chiamare l'autorganizzazione conflittuale della classe. Gli sfruttati non sono un mitico ed esotico "buon selvaggio" da ammirare - ed in ciascun membro della classe, in potenza, non c'è solo il desiderio della liberazione, ma anche quello di ricevere una promozione, a danno del proprio collega. La psicoanalisi critica ha indagato a lungo le forme di interiorizzazione della relazione di dominio, patriarcale e di classe. Il precario di questi anni, più ancora dell'operaio massa fordista, ha riconosciuto nel &lt;em&gt;bellum omnium contra omnia&lt;/em&gt;, applicato alla propria classe, la propria regola di vita. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La consapevolezza di questo fatto toglie subito ogni leggittimità, in un senso di solito poco indagato, alla vecchia teoria per cui, senza il partito, la classe sarebbe capace solo di una coscienza sindacale - di per sè, nel suo darsi immediato, la classe non riesce neppure a difendere i suoi più immediati interessi materiali. Ma questa teoria è sbagliata anche su un altro piano - per questo urge la rifondazione del concetto di spontaneità. L'insorgere dell'autonomia non è mai stato necessario, immediato o irrazionale. Il costituirsi della soggettività di classe è processo e, come tale, implica volontà, progetto, e linguaggio. Tra l'altro, implica politica, e organizzazione sociale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fin dalle dalle sue più antiche espressioni, l'autorganizzazione ed il conflitto di classe non sono stati nè il prodotto di un'"illuminazione" dall'esterno, nè il risultato di un immediato esprimersi della potenza. Il processo dell'autonomia non è, in primo luogo, esplicitazione, ma rifiuto critico dell'esistente - la sua logica è dialettica negativa. Il rifiuto del lavoro, fin dagli albori nel luddismo, non è il contenuto già possibile della relazione di sfruttamento, ma la sua negazione. Quando iniziarono ad organizzarsi nei primi embrioni di sindacalismo, gli operai pre-fordisti, che subivano forme contrattuali molto simili a quelle tornate oggi in auge, non stavano nuotando nella corrente della Rivoluzione Industriale, dissolvitrice di ogni comunità nella fucina individualistica del cottimo e del caporalato. Andavano nella direzione opposta, cercando di ricostruirsi in soggetto collettivo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La fabbrica di fine Ottocento, certo, e poi ancor più la fabbrica-comunità fordista facilitarono lo sviluppo quantitativo dell'organizzazione sindacale, e dei partiti di classe. Ma, nella misura in cui sono stati strumento non di disciplina ma di conflitto per l'operaio massa, le organizzazioni della classe nell'era fordista sono stati negatrici del modello esistente - la cui essenza era nell'assenza di conflitto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel darsi del processo di autonomia, l'importanza dell'azione dei soggetti organizzati, politici e culturali, fu sempre enorme. L'operaismo ha sempre teso a rifiutare il ruolo di quest'agire non immediato, negativo - con ciò finendo per dimenticare lo stesso significato che ebbero le esperienze dei &lt;em&gt;Quaderni rossi&lt;/em&gt; e di &lt;em&gt;Classe operaia&lt;/em&gt; per l'insorgere, in Italia, del conflitto e dell'autonomia di classe, negli anni '60 e '70. Ma l'operaismo, ed oggi le diverse correnti tardo- o post- operaiste, non possono che giungere a questa conclusione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nessuna relazione immediata, infatti, può darsi tra il mediato e l'immediato, tra il razionale e l'irrazionale. Se la classe è ciò che il concetto tradizionale di spontaneità ha sempre descritto, solo due vie sono possibili: l'azione pedagogica, "dall'alto"; o l'esplodere immediato dell'immediato biologico - di cui l'esodo negriano pare l'ultima, più accomodante, versione. Eppure, proprio il tardo operaismo ha colto giustamente l'importanza della cospicua componente linguistica del lavoro contemporaneo - ma, ancora una volta, vi ha visto una potenza immediata, e non una risorsa per il processo di autonomia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In verità, il linguaggio, nella sua dimensione critica, non è promosso, ma negato, dall'attuale organizzazione del lavoro. Se, un tempo, l'operaio istruito si contrapponeva, di per sè, al regno della disciplina fordista, oggi le conoscenze sono alienate a componente del valore della merce-lavoro. La mercificazione del "sapere" non è solo una delle forme dell'estensione totalizzante dell'estrazione di plusvalore - essa muta la natura del sapere, e ne dissolve il carattere critico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma, purtuttavia, è proprio dal linguaggio, in quanto negazione consapevole, che la classe deve ripartire, in questo tempo. Come in altri tempi, del resto. La storia dei vinti, dei dimenticati dalla storia, è in primo luogo cronaca dei tentativi della classe - di alcuni suoi membri, in primis, e spesso isolati - di produrre linguaggio, pensiero, teoria. Attraverso la poesia delle canzoni popolari e di lotta, a volte, o i primi fogli e giornali. Attraverso i progetti consapevoli, mille volte falliti e mille volte ritentati, di costruire gruppi di solidarietà, sindacali, di lotta. Attraverso il costruire strutture e organizzazioni politiche, sociali, fino alle esperienze di contropotere. Attraverso, cioè, il formarsi, all'interno della classe, di un pensiero critico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo processo è alla base del darsi dell'autonomia. Non è un percorso pedagogico, ma il costituirsi di una soggettività. Tale soggettività, peraltro, non è data. Non è la classe, ma la sua autonomia. Non sono i bisogni esistenti, ma la loro revisione critica. Non è il puro biologico, ma, in primo luogo, dialettica negativa. Non è il semplice immediato delle passioni presenti - ma pensiero, che pretende futuro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114650946029924750?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114650946029924750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114650946029924750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/05/spontaneit-e-classe.html' title='&quot;Spontaneità&quot;, e classe'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114642330175461982</id><published>2006-04-30T20:46:00.002+02:00</published><updated>2011-06-18T01:28:32.838+02:00</updated><title type='text'>Tempo e potere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Impariamo dunque dai comunardi l'audacia rivoluzionaria, vediamo nei loro provvedimenti pratici uno &lt;em&gt;schizzo&lt;/em&gt; dei provvedimenti praticamente urgenti e immediatamente realizzabili e arriveremo allora, &lt;em&gt;seguendo questa strada&lt;/em&gt;, alla completa distruzione della burocrazia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La possibilità di questa distruzione ci è garantita dal fatto che il socialismo &lt;em&gt;ridurrà&lt;/em&gt; &lt;em&gt;la giornata di lavoro &lt;/em&gt;[&lt;em&gt;cors. d. Tc&lt;/em&gt;], eleverà le &lt;em&gt;masse&lt;/em&gt; a una vita nuova e metterà la &lt;em&gt;maggioranza&lt;/em&gt; della popolazione in condizioni tali da permettere a &lt;em&gt;tutti&lt;/em&gt;, senza eccezione, di adempiere le "funzioni statali", ciò che porta, in ultima analisi, alla &lt;em&gt;completa estinzione &lt;/em&gt;di qualsiasi Stato in generale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Lenin, in &lt;em&gt;Stato e rivoluzione&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114642330175461982?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114642330175461982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114642330175461982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/tempo-e-potere.html' title='Tempo e potere'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114597263300413357</id><published>2006-04-25T13:11:00.000+02:00</published><updated>2007-01-14T15:58:04.180+01:00</updated><title type='text'>Minima temporalia (2)</title><content type='html'>Il tema del tempo in Minima moralia, Parte seconda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla va ritenuto degno di esistere perchè c'è già [...] (af.51)&lt;br /&gt;Già l'orribile divisione in discorsi professionali e strettamente convenzionali, testimonia del senso dell'impossibiltà di formulare un pensiero senza arroganza, senza usurpazione del tempo altrui. E' essenziale, per ogni esposizione che voglia reggere, non perdere di vista queste esperienze, ma tenerle presenti, ed esprimerle nel &lt;em&gt;tempo&lt;/em&gt;, nella densità, nella concisione, e - nondimeno - nella rinuncia ad ogni pretesa apodittica. (af. 62)&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come la memoria arbitraria e l'assoluto oblio hanno sempre fatto tutt'uno, così la pianificazione della gloria e del ricordo sfocia fatalmente nel nulla, come si indovina già nella morbosa agitazione di ogni celebrità. Gli uomini celebri sono sempre di cattivo umore. Si trasformano in articoli di marca, diventano estranei e incomprensibili a se stessi e - immagini viventi di sè - tali e quali come morti. Nella vanitosa amministrazione della propria gloria prodigano l'energia oggettiva che sola potrebbe sopravvivere. Il disprezzo, l'inumana indifferenza, che tocca in sorte alle grandezze cadute dell'industria culturale, dice tutta la verità sulla loro gloria, senza che, d'altro lato, quelli che rifiutano di parteciparvi possano riporre nella posterità migliori speranze. Così l'intellettuale avverte la fragilità del suo motivo segreto, e non può che formulare anche questa verità. (af. 63) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si affaccia allora l'ipotesi che l'orrore tedesco sia qualcosa come una vendetta anticipata. (af. 67)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fedele alla felicità è solo chi dice di &lt;em&gt;essere stato &lt;/em&gt;felice. (af. 72) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] la raccolta dei fiori è diventata qualcosa di cattivo. Essa non ha più altra funzione che quella di eternare il caduco e il perituro, immobilizzandolo e mettendolo a portata di mano [&lt;em&gt;dingfest machen,&lt;/em&gt; letteralmente "rendere fisso come una cosa", &lt;em&gt;ndt&lt;/em&gt;]. E non ci potrebbe essere nulla di più funesto: il mazzolino che ha perduto il suo odore, il ricordo organizzato e predisposto, uccide quello che resta proprio in quanto viene imbalsamato e conservato. Può vivere solo l'attimo fuggevole nel flusso mormorante dell'oblio, se cade su di esso all'improvviso, il raggio che lo fa lampeggiare: la pretesa di possedere l'attimo lo ha già perduto. (af. 72)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nulla prova la decadenza del movimento operaio come l'ottimismo ufficiale dei suoi membri, che sembra crescere col ferreo consolidamento del mondo capitalistico. I fondatori non hanno mai dato il successo per garantito, e perciò non hanno mai cessato di dire, vita natural durante, le cose più sgradevoli alle organizzazioni operaie. [...] La saggezza del Kaiser - "non tollero profeti di sventura" - è penetrata nelle file di coloro che egli avrebbe voluto fare a pezzi. [...] Il controllo costante perchè ciacuno ammetta che tutto andrà bene, rende l'intransigente sospetto come disfattista ed apostata. (af. 73)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma l'idea di questi animali preistorici tuttora viventi o scomparsi solo pochi milioni di anni fa, non si esaurisce qui. Il desiderio della presenza di ciò che è più antico, non è che la speranza che la creazione animale possa sopravvivere all'ingiustizia che ha subito ad opera dell'uomo, e magari all'uomo stesso, e produrre una specie migliore, destinata finalmente a riuscire. Dalla stessa speranza hanno origine i giardini zoologici, allestiti secondo il modello dell'arca di Noè: da quando esistono, infatti, la borghesia è in attesa del diluvio. (af. 74)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli avventori e il locandiere sono stregati. I primi hanno fretta: se potessero si terrebbero addirittura il cappello in testa. Seduti su sedili scomodi, si sentono tenuti, dagli scontrini che si vedono presentare e dalla pressione morale delle riserve in attesa, a lasciare al più presto possibile il luogo che, per colmo di ironia, viene designato ancora con il nome di caffè. (af. 75)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La passione ipnotica e stregata che spinge a consumare di volta in volta gli ultimi ritrovati della tecnica [...] Lo spirito gregario, l'impulso a fare ressa agli sportelli e a mettersi in fila, sostituisce, in ogni campo, il bisogno relativamente razionale. Di poco inferiore all'avversione per una composizione d'avanguardia, troppo moderna e spregiudicata, è quella per un film già vecchio di tre mesi, a cui si preferisce in ogni caso l'ultimo, anche se assomiglia al primo come una goccia d'acqua all'altra. Come i clienti della società di massa vogliono essere subito presenti, così non possono omettere o saltare nulla. (af. 76)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutti devono avere continuamente qualcosa da fare, devono coltivare e portare avanti qualche progetto. Il tempo libero deve essere consumato e utilizzato fino in fondo. Esso viene programmato, impiegato in iniziative di vario genere, speso a partecipare a tutte le manifestazioni e ad assistere a tutti gli spettacoli possibili, o anche solo negli spostamenti più rapidi possibili da un luogo all'altro. Tutto ciò non può fare a meno di proiettare la sua ombra sul lavoro intellettuale. Esso viene eseguito, ormai, quasi con un senso di colpa, come se il tempo dedicato ad esso fosse rubato ad altre occupazioni urgenti, anche se, magari, puramente immaginarie. E allora, per giustificarsi di fronte a se stesso, esso adotta il piglio dell'attività febbrile, dello sforzo frenetico, dell'impegno professionale soggetto a scadenze precise e continuamente ossessionato dalla mancanza di tempo: un atteggiamento che è di ostacolo a qualsiasi riflessione e quindi, in ultima istanza, al lavoro intellettuale stesso. A volte si ha l'impressione che gli intellettuali riservino, alla loro produzione intellettuale vera e propria, solo e strettamente le ore che restano loro libere dagli impegni, dalle uscite, dagli abboccamenti e dagli svaghi inevitabili. Addirittura repellente, eppure in un certo senso logico, è il fenomeno dell'ulteriore aumento di prestigio di cui beneficia chi è in grado di figurare come un personaggio così importante da dover essere presente in ogni occasione. Costui organizza e stilizza la propria vita, con una affettazione intenzionalmente mal simulata di fastidio, come un unico &lt;em&gt;acte de présence&lt;/em&gt;. La gioia con cui declina un invito facendo presente di averne già accettato un altro segnala il trionfo riportato nella concorrenza. Come in questo caso, le forme del processo produttivo si ripetono universalmente nella vita privata e nei settori di lavoro che, di per se stessi, non sono assoggettati a quelle regole. Tutta la vita deve assumere l'aspetto dell'attività professionale e nascondere accuratamente, con qualche somiglianza artificiosa, ciò che non è ancora direttamente finalizzato al guadagno. (af. 91)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Coerenza e totalità, gli ideali di necessità e universalità del pensiero borghese, definiscono in effetti la formula della storia, ma appunto perciò, in questi concetti signorili e grandiosi, si esprime la costituzione della società contro cui è rivolta la critica e la prassi dialettica. Se Benjamin ebbe a scrivere che la storia è stata scritta finora dal punto di vista del vincitore e deve essere scritta da quello dei vinti, occorre aggiungere che la conoscenza deve bensì rappresentare la logica infausta della successione di vittoria e disfatta, ma deve rivolgersi - nello stesso tempo - a ciò che non è entrato in questa dinamica, a ciò che è rimasto per via: ai prodotti di scarto e ai punti ciechi che sono sfuggiti alla dialettica. E' l'essenza del vinto, apparire, nella sua impotenza, inessenziale, marginale, ridicolo. Ciò che trascende la società dominante, non è solo la potenzialità che essa ha sviluppato, ma anche ciò che non è entrato nelle leggi del movimento storico. La teoria si vede rinviata all'obliquo, all'opaco, all'indeterminato, che, come tale, ha senza dubbio qualcosa di anacronistico, ma non si esaurisce nell'invecchiato, perchè ha giocato un tiro alla dinamica storica. [...] Gli scritti di Benjamin sono il tentativo, continuamente ripreso, di mettere filosoficamente a frutto ciò che non è ancora determinato dalle grandi intenzioni. (af. 98) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Th. W. Adorno&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114597263300413357?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114597263300413357'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114597263300413357'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/minima-temporalia-2.html' title='Minima temporalia (2)'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114570502206910530</id><published>2006-04-22T13:21:00.000+02:00</published><updated>2006-04-23T20:34:55.113+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Materiali su Benjamin&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La web page "Centro Studi Walter Benjamin": testi, saggi, tesi, link.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ominiverdi.com/walterbenjamin/"&gt;http://www.ominiverdi.com/walterbenjamin/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114570502206910530?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114570502206910530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114570502206910530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/materiali-su-benjamin-la-web-page.html' title=''/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114541037137057243</id><published>2006-04-19T03:31:00.001+02:00</published><updated>2006-04-21T11:12:16.523+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Link&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La rivista Liberazioni nasce come risposta alla frammentazione della sinistra radicale e dei movimenti di liberazione ed emancipazione umana e non umana (dal marxismo rivoluzionario alla liberazione animale, dal femminismo radicale all’antipsichiatria, dalla critica omosessuale all’ecologismo)."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;a href="http://www.liberazioni.org/liberazioni/rivista.htm"&gt;http://www.liberazioni.org/liberazioni/rivista.htm&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114541037137057243?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114541037137057243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114541037137057243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/link-la-rivista-liberazioni-nasce-come_19.html' title=''/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114487998334681522</id><published>2006-04-13T00:12:00.001+02:00</published><updated>2010-10-04T02:09:32.160+02:00</updated><title type='text'>Indice Marzo-Aprile</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/bisogno-di-teoria.html"&gt;1. Bisogno di teoria&lt;/a&gt; &lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/il-testo-perfetto.html"&gt;&lt;br /&gt;2. Il Testo Perfetto &lt;/a&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/bisogno-di-teoria-esiste-oggi-un.html"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/1968.html"&gt;3. 1968&lt;/a&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/1968-lunica-strada-che-oggi-resta.html"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/minima-temporalia-1.html"&gt;4. Minima temporalia (1) di Th. W. Adorno &lt;/a&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/minima-temporalia-il-tema-del-tempo-in.html"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/tempo-critico.html"&gt;5. Tempo critico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/adorno-sulle-tesi-sul-concetto-di.html"&gt;6. Adorno sulle Tesi sul concetto di storia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/katrina-prisma-damerica.html"&gt;7. Katrina, prisma d'America&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/elezioni.html"&gt;8. Elezioni di H. Marcuse&lt;/a&gt; &lt;a href="http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/sulle-metafore.html"&gt;9. Sulle metafore di F. Kafka&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114487998334681522?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114487998334681522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114487998334681522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/indice-marzo-aprile.html' title='Indice Marzo-Aprile'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114480220144842885</id><published>2006-04-12T01:40:00.001+02:00</published><updated>2011-06-18T01:26:24.163+02:00</updated><title type='text'>Sulle metafore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Molti si lagnano che le parole dei saggi siano sempre di nuovo soltanto metafore, non applicabili invero nella vita quotidiana, mentre noi abbiamo unicamente questa. Quando il saggio dice: "Va' al di là", non pensa che si debba passare dall'altra parte, cosa che si potrebbe pur sempre fare se l'esito di questo cammino ne valesse la pena; intende, invece, un qualche favoloso dall'altra parte, qualcosa che non conosciamo, che neppure da lui può essere più precisamente indicato e che dunque non può aiutarci in alcun modo quaggiù. Tutte queste metafore vogliono propriamente dire soltanto che l'inafferrabile è inafferrabile, e questo lo sapevamo già. Ma ciò su cui ci affatichiamo ogni giorno sono altre cose.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al che uno disse: "Perchè riluttate? Se assecondaste le metafore, diventereste metafore voi stessi e sareste così già affrancati dalla quotidiana fatica." Un altro disse: "Scommetto che anche questa è una metafora."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il primo disse: "Hai vinto."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il secondo disse: "Purtroppo solo nella metafora."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il primo disse: "No, in realtà; nella metafora tu hai perduto."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Franz Kafka&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114480220144842885?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114480220144842885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114480220144842885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/sulle-metafore.html' title='Sulle metafore'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114434569381199881</id><published>2006-04-06T19:41:00.002+02:00</published><updated>2011-06-18T01:26:53.316+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La distinzione tra cosienza autentica e falsa coscienza, tra interesse reale e interesse immediato, conserva ancora un significato. La distinzione deve tuttavia essere verificata. Gli uomini debbono rendersene conto e trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza autentica, dall'interesse immediato al loro interesse reale. Essi possono far questo solo se avvertono il bisogno di mutare il loro modo di vita, di negare il positivo, di rifiutarlo. E' precisamente questo bisogno che la società costituita si adopera a reprimere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;H. Marcuse&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114434569381199881?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114434569381199881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114434569381199881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/la-distinzione-tra-cosienza-autentica.html' title=''/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114431019152025193</id><published>2006-04-06T09:05:00.003+02:00</published><updated>2011-06-18T01:24:59.681+02:00</updated><title type='text'>Elezioni</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La distinzione tra cosienza autentica e falsa coscienza, tra interesse reale e interesse immediato, conserva ancora un significato. La distinzione deve tuttavia essere verificata. Gli uomini debbono rendersene conto e trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza autentica, dall'interesse immediato al loro interesse reale. Essi possono far questo solo se avvertono il bisogno di mutare il loro modo di vita, di negare il positivo, di rifiutarlo. E' precisamente questo bisogno che la società costituita si adopera a reprimere.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;H. Marcuse&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*** &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In uno scritto intitolato Competitive Pressure and Democratic Consent, Morris Janowitz e Dwaine Marvick vogliono "stimare la misura in cui un'elezione esprime effettivamente il processo democratico". Tale stima comporta una valutazione del processo elettorale "nei termini dei requisiti necessari per mantenere una società democratica", e ciò richiede a sua volta una definizione dell'aggettivo "democratica". Gli autori offrono la scelta tra due definizioni alternative, ovvero tra le teorie "del mandato" e le teorie "competitive" della democrazia:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Le teorie del "mandato", che traggono origine dalle concezioni classiche della democrazia, postulano che il processo di rappresentanza deriva da una serie ben definita di direttive che l'elettorato impone ai suioi rappresentanti. Un'elezione è una procedura di convenienza ed un metodo per assicurare che i rappresentanti rispettino le direttive formulate dai costituenti."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avviene che questa "concezione" viene "respinta in anticipo come irrealistica, poichè assume l'esistenza di opinioni ed ideologie altamente articolate in merito ai temi della campagna; e questo non si verifica quasi mai negli Stati Uniti". La franchezza di questa affermazione di fatto è mitigata in qualche modo da un confortevole dubbio: "c'è da chiedersi se un'opinione pubblica così ben articolata sia mai esistita in un elettorato democratico dopo l'estensione del diritto di voto nel corso dell'Ottocento". Ad ogni buon conto gli autori accettano, in luogo della concezione respinta, la teoria "competitiva" della democrazia, per la quale un'elezione democratica è un processo in cui candidati che "competono per un pubblico ufficio" vengono "selezionati o respinti". Per essere veramente operativa, questa definizione richiede "criteri" atti a valutare il carattere della competizione politica. In quali casi la competizione politica produce un "processo di consenso", e quando produce invece un "processo di manipolazione"?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] i criteri per giudicare una data situazione di fatto sono quelli offerti (oppure imposti, dato che sono quelli di un sistema sociale ben funzionante e fermamente stabilito) da quella stessa situazione di fatto. L'analisi è "bloccata"; il giudizio è costretto a muoversi entro un contesto di fatti che escludono un giudizio sul contesto in cui i fatti si producono, prodotti dall'uomo, e in cui il loro significato, funzione e sviluppo sono determinati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vincolata a questo quadro, l'indagine imbocca un circolo vizioso e tende a convalidarsi da sola. Se il senso "democratico" viene definito nei termini limitata ma realistici del processo elettorale in atto, allora tale processo appare democratico prima che si sappiano i risultati dell'indagine. Il quadro operativo, certo, permette ancora (ed anzi richiede) che si distingua tra consenso e manipolazione; l'elezione può essere più o meno democratica a seconda del grado di consenso e di manipolazione che viene rilevato. [...] Oltre questa affermazione poco illuminante, l'analisi operativa non può andare. In altre parole essa non può formulare una domanda cruciale: se il consenso stesso non fosse opera di manipolazione - domanda largamente giustificata dallo stato di cose esistente. L'analisi non può porre questa domanda perchè questo trascenderebbe i suoi termini in direzione d'un significato transitivo, ovvero in direzione di un concetto di democrazia che mostrerebbe come l'elezione democratica sia un processo democratico piuttosto limitato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' precisamente un tale concetto non operativo che viene respinto dagli autori come "irrealistico", in quanto definisce la democrazia in modo troppo avanzato, come il completo controllo del sistema di rappresentanza da parte dell'elettorato - il controllo popolare come sovranità popolare. E questo concetto non-operativo non è affatto un concetto estraneo. Non è per nulla un prodotto dell'immaginazione o del pensiero speculativo, ma anzi definisce l'intento storico della democrazia, le condizioni per le quali si combattè la lotta per la democrazia e che restano ancora da realizzare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Herbert Marcuse&lt;/em&gt;, in L'uomo a una dimensione, Torino 1964, pp.131-133&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114431019152025193?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114431019152025193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114431019152025193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/04/elezioni.html' title='Elezioni'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114375848918688906</id><published>2006-03-31T00:36:00.000+02:00</published><updated>2007-01-14T15:33:32.006+01:00</updated><title type='text'>Katrina, prisma d'America</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Scrisse Walter Benjamin che gli storici, e i rivoluzionari, dovrebbero saper “far saltar fuori”&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(1)&lt;/span&gt; dal corso omogeneo della storia gli istanti critici, laddove si addensa il significato di un tempo storico. Il disastro prodotto dall’uragano Katrina, è, senza dubbio, uno di tali istanti. Per gli Stati Uniti/America – ma non solo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se di fronte allo tsunami di sei mesi fa per molti era stato ancora possibile sostenere, con vergognosa arroganza, che si era trattato di una catastrofe del destino, non prevedibile e non affrontabile, ciò, di fronte a Katrina, non è stato più possibile – non solo per la diversità fisica dei fenomeni. Ad entrare in discussione è una precisa concezione della relazione tra uomo e natura. Gli americani hanno una memoria recente del grandioso processo di assoggettamento della natura su cui si sono costruiti gli Stati Uniti – la fede illuministica nel dominio sulla natura, del resto, ha le stesse radici della fiducia nel progresso capitalistico.&lt;br /&gt;Ma, per rovescio, la consapevolezza di questo tema ha prodotto il suo negativo – la nascita, e lo sviluppo, di poderosi movimenti ambientalisti ed ecologisti, fin da quando l’Europa era pervasa dal più cieco industrialismo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora Katrina mostra un nuovo ribaltamento, che aleggiava già nella coscienza collettiva – anche chi crede, ancora, nel dominio sulla natura non può più negare la follia del presente. L’ecologismo americano, componente decisiva del movimento Usa, è tornato all’offensiva, ed il tema del global warming è tornato nel mezzo del dibattito pubblico.&lt;br /&gt;Ma non è solo la relazione uomo-natura a gridare con rabbia dal disastro di Katrina. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Centinaia di migliaia di persone, in carne ed ossa, hanno perso tutto, o sono morte. Non sono persone qualsiasi – quasi tutte di una sola classe, quella degli sfruttati, e di un solo colore, afro-americani. E’ tempo di revocare ogni diritto al moralismo sulla violenza sociale esplosa dopo il disastro. Il saccheggio è stato per molti il solo mezzo di sopravvivenza, l’altra faccia del disperato grido “We want help”, ripreso da tutti i network Usa – di fronte ad uno Stato più interessato a sparare per difendere la proprietà privata che a soccorrere i suoi cittadini. A New Orleans, dopo la catastrofe, è esploso l’inferno – che, in verità, è solo un condensato dell’America di ogni giorno. Di certo, mai quanto in questo momento, in tempi recenti, si è mostrata la distanza abissale tra la classe dirigente e la società americana – gli Stati Uniti contribuiscono direttamente, e con le stesse politiche, alla morte di migliaia di persone a Baghdad come a New Orleans. Con una consapevolezza dell’unità degli sfruttati maggiore di quella degli sfruttati stessi.&lt;br /&gt;Perché, in verità, se quella di Katrina è stata una strage di classe, la classe in quanto tale, non ha reagito, al di fuori dell’esplosione di violenza nelle strade allagate – traversata, del resto, da individualismo e violenze tra sfruttati, soprattutto se donne. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se è del tutto naturale che il Partito democratico, partito dell’altra classe, abbia perfino sostenuto operazioni d’immagine della Casa Bianca (con Clinton al fianco di Bush per la raccolta fondi) l’assenza di iniziativa dei sindacati è un semplice scandalo. Anche la comunità afro-americana, del resto, ha brillato per inconsistenza politica. Mentre i neri morivano annegati, o uccisi dalle pallottole della Guardia Nazionale, il reverendo Jesse Jackson, da buon lobbista, si lamentava per l’assenza di qualche afro-americano nella struttura dei soccorsi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così lo spazio sociale della classe viene, ancora una volta, occupato dalle organizzazioni del fondamentalismo religioso – mentre lo Stato presidia la proprietà, gli evangelici sono al centro della gestione dell’assistenza ai sopravvissuti. Eppure, nonostante tutto, il consenso alla Presidenza Bush è, come si dice negli Usa, “in caduta libera”, ed anche il consenso alla guerra imperiale, vista come con-causa del disastro, è ai minimi storici. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma, nel deserto, l’urlo degli sfruttati è muto. Raramente è stata così evidente la tragedia sociale dell’assenza di un soggetto politico antagonista.&lt;br /&gt;Lo sguardo dell’Angelus Novus, a cui Toni Negri chiede ancora di voltarsi fiduciosamente verso l’avvenire, resta invece, a buon diritto, inchiodato all’orrore del presente. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(6 settembre 2005)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(1) W. Benjamin, Tesi sul concetto di storia, 1997 Torino, t. XVII&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114375848918688906?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114375848918688906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114375848918688906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/katrina-prisma-damerica.html' title='Katrina, prisma d&apos;America'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114367495146436152</id><published>2006-03-30T01:17:00.000+02:00</published><updated>2007-01-14T15:43:40.996+01:00</updated><title type='text'>Adorno sulle Tesi sul concetto di storia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;[...] nessuno dei lavori di Benjamin lo mostra più prossimo alle nostre stesse intenzioni. Questo si riferisce soprattutto all'idea della storia come catastrofe permanente, alla critica del progresso e della natura e alla posizione verso la cultura [...] cultura come barbarie [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;[...] per quanto sia certo che l'immagine conformistica della storia implichi l'idea di tempo come continuum omogeneo, tuttavia non può affatto essere ridotta all'esperienza del tempo. Quest'ultima è semmai, e di gran lunga, piuttosto un prodotto dell'astrazione del contenuto permanente della tradizione del dominio, invece di essere lei a costituirne il presupposto ontologico [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;[...] l'immagine del futuro non si può sradicare totalmente dall'utopia, se non si vuole ricadere nella mitologia. Questo nelle tesi rimane quanto meno non dibattuto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;da una lettera a Horkheimer, 12.6.1941&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114367495146436152?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114367495146436152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114367495146436152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/adorno-sulle-tesi-sul-concetto-di.html' title='Adorno sulle Tesi sul concetto di storia'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114339071997092862</id><published>2006-03-26T18:30:00.001+02:00</published><updated>2010-10-04T02:14:07.217+02:00</updated><title type='text'>Tempo critico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La natura omogenea, e vuota, del tempo alienato si manifesta unicamente nell’istante critico della sua negazione. Tale relazione non è simmetrica. La negazione è conflitto, ed il tempo positivo non manifesta in sé la sua contraddizione. Ma l’istante critico non costituisce un nuovo positivo. Proprio nella misura in cui nega il dato, il tempo critico ne dissolve il carattere di totalità – e, così facendo, determina sé stesso quale particolare, frammento, e parentesi.&lt;br /&gt;Il frammento, del resto, si è costituito in struttura monadica. Ma la totalità monadica è tale solo nella misura in cui assume in sé la sua chiusura, ovvero la falsità della sua pretesa di verità. Solo falsificando sé stessa la monade può sfuggire al destino di rispecchiamento dell’esistente.&lt;br /&gt;D’altra parte, negandosi in quanto negazione, la monade non determina alcuno stadio superiore. Il carattere di parentesi del tempo critico è, in primo luogo, nella sua non verità.&lt;br /&gt;Qualora volesse sfuggire tale destino, il tempo critico si muterebbe, all’istante, nella vuota pietrificazione di sé stesso. Negando la sua falsità, la monade temporale cade tra i fili inflessibili del totale alienato. Non si dà felicità nella valle delle lacrime, poiché la rabbia interrompe il lamento, ma è, essa stessa, un darsi della sofferenza.&lt;br /&gt;La rabbia amministrata, fissata nel linguaggio, rifiutando la sua costitutiva eccezionalità, diviene la celebre conferma del detto popolare per cui le regole prediligono le eccezioni. Il tempo critico, però, non può che diffidare di tale consapevolezza – che, del resto, troppo spesso si presenta sotto le rassicuranti vesti del controllo sociale.&lt;br /&gt;L’istante critico, in quanto tale, non può sapersi parentesi, salvo ricadere ancora nel cerchio stregato, ma non può neppure progettarsi fuori dal tempo, poiché sarebbe nuovamente tempo alienato. La vera vita è già stata da lungo tempo bandita dalla verità – ed i suoi frammenti, aspirando al vero, non possono che essere falsi.&lt;br /&gt;La contraddizione non è nel linguaggio – il tempo alienato era già aporetico prima di essere negato, e la sua negazione non può che essere aporia.&lt;br /&gt;Solo un radicale mutamento della struttura storica data della temporalità, prodotta, in primo luogo, dalla relazione di sfruttamento, potrebbe rompere la spirale discendente - e restituire il tempo agli umani. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114339071997092862?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114339071997092862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114339071997092862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/tempo-critico.html' title='Tempo critico'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114328643986040351</id><published>2006-03-25T11:36:00.000+01:00</published><updated>2007-01-14T15:44:20.933+01:00</updated><title type='text'>Minima temporalia (1)</title><content type='html'>Il tema del tempo in Minima moralia, Parte prima&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fatto che, nella preistoria, la tendenza oggettiva passa sopra le teste degli uomini, e s'impone proprio attraverso la distruzione dell'individuale, senza che, finora, la conciliazione - costruita nel concetto - di universale e particolare sia stata realizzata storicamente, appare, in Hegel, distorto e deformato: con superiore freddezza egli opta ancora una volta per la distruzione del particolare. Il primato del tutto non è mai da lui messo in dubbio. Quanto più problematico resta il trapasso dall'isolamento riflettente del singolo alla totalità magnificata (nella storia come nella logica hegeliana), e con tanto più zelo la filosofia, come giustificazione del sussistente, si accoda al carro di trionfo della tendenza oggettiva. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[Goethe] L'umano consiste, per lui, in un'autolimitazione, che fa proprio in anticipo - per esorcizzarlo - il corso inevitabile della storia: l'inumanità del progresso, l'atrofizzazione del soggetto. (af. 16)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma i marxisti non sono immuni da questo pericolo. Ormai guariti dalla fede socialdemocratica nel progresso culturale, e messi di fronte alla barbarie crescente, essi sono continuamente tentati - in nome della "tendenza oggettiva" - di appellarsi ad essa, e - in un atto di disperazione - di attendere la salvezza dal nemico mortale, che, come "antitesi", dovrebbe produrre, in modo cieco e misterioso, il lieto fine. (af. 22)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di loro non resterà memoria. [...] Ciò che non è reificato, che non si presta ad essere contato e misurato, viene lasciato cadere. Ma, come se non bastasse, la reificazione si estende anche a ciò che le si oppone, alla vita che non è immediatamente attualizzabile, a tutto ciò che sopravvive solo nel pensiero e nel ricordo. [...] e non c'è più nemmeno il passato che possa sentirsi al sicuro dal presente, che torna a votarlo all'oblio nell'atto in cui lo rammemora. (af. 25)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il passato più recente suscita regolarmente l'impressione di essere stato distrutto da una serie di catastrofi. (af. 29) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'elemento storico nelle cose non è che l'espressione della sofferenza passata. (af. 29)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] l'ultima guerra [...] come ogni guerra rispetto alla successiva, appare quasi pacifica [...] Oggi, nella cultura di massa, progresso e barbarie sono così strettamente intrecciati, che solo un'ascesi barbarica contro quella e contro il progresso dei mezzi sarebbe in grado di ristabilire il non-barbarico. [...] I mezzi più antichi, non rivolti alla produzione di massa, acquistano nuova attualità [...] In un mondo in cui, da tempo, i libri non hanno più l'aspetto di libri, lo sono soltanto quelli che non lo sono più. (af. 30)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] la forza della tradizione. Bisogna avere quest'ultima dentro di sè per poterla odiare veramente e fino in fondo. [...] Sarebbe un errore psicologico supporre che ciò da cui si è esclusi susciti solo odio e risentimento, quando tutto dimostra, invece, che può anche dar luogo a una forma di amore intollerante e di gelosa presa di possesso, e quelli che la cultura repressiva ha tenuto lontano dalle sue porte possono trasformarsi, anche troppo facilmente, nei suoi ascari più ottusi e più devoti. [...] il filisteismo dei Bebel non consiste tanto nella loro estraneità alla cultura quanto nello zelo con cui l'accolgono come un dato, si identificano con essa senza riserve e, così facendo, d'altra parte, ne pervertono e ne snaturano il senso. Il socialismo, in generale, è altrettanto poco immunizzato dal pericolo di questa metamorfosi come da quello di scivolare nel positivismo sul piano teoretico. [...] cattiva inclinazione per ciò che è già stato collaudato e messo in pratica [...] (af. 32)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come la guerra dei Trent'anni, così anche questa, del cui inizio nessuno sarà in grado di ricordarsi quando sarà finita, si decompone in più campagne discontinue, separate da pause vuote [...] il suo ritmo, l'alternanza di azioni brusche e di calma totale per mancanza di nemici geograficamente accessibili, ha già in sè qualcosa dell'aspetto meccanico che caratterizza i singoli mezzi bellici [...] Già la volta scorsa l'inadeguatezza del corpo alla battaglia dei materiali rendeva impossibile una vera esperienza. Nessuno avrebbe potuto raccontare di quella guerra al modo in cui si era raccontato delle battaglie del generale d'artiglieria Bonaparte. Il lungo intervallo tra le memorie di guerra e la conclusione della pace non è casuale: testimonia della faticosa ricostruzione del ricordo, a cui, in tutti quei libri, resta associato qualcosa di impotente e perfino d'inautentico, indipendentemente dagli orrori attraverso i quali i testimoni sono passati. [...] Come questa guerra non possiede continuità, storia, l'elemento "epico", ma in certo qual modo ricomincia da capo ad ogni fase, così non lascia dietro di sè un ricordo resistente e inconsciamente conservato. [...] La vita si è trasformata in una successione atemporale di chocs, separati da intervalli vuoti, paralizzati. Ma forse nulla è più fatale del fatto che presto nessuno sarà più in grado di ripensarci, perchè ogni trauma, ogni choc non superato di coloro che torneranno è un fermento di prossima distruzione. (af. 33)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se la filosofia della storia di Hegel avesse compreso il nostro tempo, le V2 hitleriane avrebbero trovato il loro posto, accanto alla morte precoce di Alessandro e ad altre immagini del genere, tra i fatti empirici scelti in cui si esprime immediatamente e simbolicamente lo stato dello spirito del mondo. Come il fascismo, le V2 sono lanciate e senza soggetto nello stesso tempo. Come il fascismo, le V2 uniscono la massima perfezione tecnica alla cecità assoluta. Come il fascismo, suscitano il massimo terrore e sono perfettamente vane. "Ho visto lo spirito del mondo", non a cavallo, ma alato e senza testa: e questo confuta, nello stesso tempo, la filosofia della storia di Hegel. (af. 33)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La logica della storia è distruttiva come gli uomini che produce: e dovunque tende la sua forza di gravità, riproduce l'equivalente del male passato. (af. 33)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Morale e cronologia. [...] il fenomeno dell'esser-già-occupato: una persona amata che ci si rifiuta non per antagonismi o inibizioni interne, non per troppa freddezza o per troppo calore represso, ma perchè sussiste già un rapporto che esclude il nuovo. L'astratta cronologia esercita in realtà la funzione che si vorrebbe assegnare alla gerarchia dei sentimenti. Nell'essere impegnati, oltre la libertà di decisione e di scelta, c'è un elemento del tutto accidentale. [...] La priorità dell'accidentale ha potenti ragioni da far valere: preferendo una nuova persona alla prima, si fa, in ogni caso, del male a quest'ultima, in quanto si annulla il passato della vita comune, e l'esperienza stessa viene - se si può dir così - cancellata. L'irreversibilità del tempo fornisce alla morale un criterio oggettivo. Ma questo criterio, come il tempo astratto, è apparentato al mito. L'esclusività insita nel tempo astratto si dispiega, secondo il suo stesso concetto, nel dominio esclusivo di gruppi ermeticamente chiusi [...] una linea ininterrotta conduce dall'avversione del fratello per il nuovo nato [...] alle leggi sull'immigrazione [...] fino alla distruzione delle minoranze razziali [...] è possibile individuare il momento funesto che mette in movimento tutta questa dialettica: e, precisamente, nel carattere esclusivo del "primo". Il rapporto originario, nella sua nuda immediatezza, presuppone già l'astratta successione temporale. Storicamente, lo stesso concetto di tempo si è costituito sulla base dell'ordinamento della proprietà. Ma la volontà di possesso riflette il tempo come angoscia di perdere, senso dell'irrecuperabile. Ciò che è, viene avvertito in relazione al suo possibile non essere: e solo così viene trasformato in qualcosa di rigido e di funzionale, suscettibile di essere scambiato con un possesso equivalente. [...] Un'inclinazione che non sapesse nulla di questa saggezza non avrebbe pù da temere l'infedeltà, poichè sarebbe immunizzata da ogni infedeltà. (af. 49)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il pensiero attende che un giorno il ricordo di ciò che è stato perduto lo ridesti, e lo trasformi in &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;teoria. (af. 50)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Th. W. Adorno&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114328643986040351?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114328643986040351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114328643986040351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/minima-temporalia-1.html' title='Minima temporalia (1)'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114221281455178359</id><published>2006-03-13T01:37:00.001+01:00</published><updated>2010-10-05T01:11:07.953+02:00</updated><title type='text'>1968</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il soggetto della conoscenza storica è di per sè la classe oppressa che lotta. (W. Benjamin)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'unica strada che oggi resta praticabile è osservare attentamente, con minuzia e pazienza, ciò che è stato - ma, unicamente, per trovarvi ciò che dovrebbe essere, o, in alternativa, ciò che è. Nessun eruditismo è più accettabile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se prima che la la rete impenetrabile della società invertita si fosse chiusa sui soggetti, Gramsci, seppur rinchiuso, poteva ancora sognare di scrivere "per l'eternità", oggi questa possibilità si è del tutto esaurita. Chi invoca l'imparzialità dello storico è sciocco o, più probabilmente, intelligente e integrato. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per quale motivo, all'interno di questo contesto, una rivolta autogestita non dovrebbe finire per delegare la gestione della sua memoria alle amministrazioni delegate della memoria? Ubbidiente all'intelletto calcolante, la mobilitazione passata delle soggettività autocoscienti non può che estraniarsi nella celebrazione adulatoria del nemico - ponendo il suo essere stata sconfitta, seppur, certo, con onore, a giustificazione dalla falsa oggettività di ciò che è. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma anche quest'ultima parvenza delle antiche soggettività insorgenti non può che dissolversi nel processo di reificazione - gridato in slogan giornalistico, il passato pare finalmente esorcizzato, mutato in tabù, evocato perchè resti lontano. Dove deve restare. Eppure, questo rito nasconde un'ombra. Un fantasma di qualcosa, che l'esistente non può risolvere.&lt;br /&gt;Se rifiuta ciò che si spaccia per necessario, il pensiero critico può solo applicare sè stesso, nel suo darsi di oggi, al già divenuto. Se negano l'esistente dato, i soggetti oppressi possono incontrare i vinti che ebbero il coraggio di voler vincere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Rintracciare la completa corrispondenza tra la rottura, nel presente, dell'incantesimo e l'interruzione delle false ermenuetiche del passato potrebbe, forse, restituire infine le rivolte ai rivoltosi. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114221281455178359?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114221281455178359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114221281455178359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/1968.html' title='1968'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114220407259623063</id><published>2006-03-12T23:20:00.002+01:00</published><updated>2010-11-12T01:30:34.978+01:00</updated><title type='text'>Il Testo Perfetto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Un'antica leggenda ebraica narra di un rabbino, dotto maestro talmudista, che, un giorno, decise di scrivere il Testo Perfetto. Il rabbino scriveva giorno e notte, senza sosta, correggeva, cancellava, modificava, rivedeva il flusso di parole che sgorgava dalle sue dita. Passarono quarant'anni, e la casa del rabbino straboccava di migliaia di pagine fitte - ogni angolo, in ogni stanza, ne era colmo. Invano i discepoli e gli amici lo pregavano di dare alle stampe, o se non altro di poter leggere, alcune almeno di quelle pagine. Invariabilmente, il rabbino rispondeva di non essere ancora soddisfatto di quello che aveva scritto, e che, dunque, nessuno doveva ancora leggere nulla. Un giorno, il rabbino si ammalò gravemente, e presto capì che era la fine. Convocò al suo capezzale discepoli e amici e, tra la costernazione generale, chiese loro di dare alle fiamme tutto quello che aveva scritto. Tutti insieme protestarono, ma&amp;nbsp;lui fu irremovibile,&amp;nbsp;volle che facessero quello che aveva detto. A malincuore, amici e discepoli raccolsero tutti i fogli, li portarono fuori dalla casa, e bruciarono tutto. Dopo, tornarono intorno al capezzale del rabbino e, a quel punto, uno dei discepoli più giovani pretese di sapere perchè il maestro aveva voluto distruggere il lavoro di tutta la sua vita. Il rabbino sorrise, debolmente per la malattia, e gli rispose che il motivo era semplice, ed era tra le sue mani. Solo allora tutti si accorsero che il rabbino teneva tra le mani&amp;nbsp;unite sul petto un foglio. "Ecco il Testo Perfetto", disse il rabbino, e furono le sue ultime parole. Dopo la sua morte, amici e discepoli si disposero ad iniziare i riti funebri. Ma prima non resistettero alla curiosità. Con grande rispetto, sollevarono le mani&amp;nbsp;unite del rabbino, e presero il foglio. Grande fu la loro sorpresa quando videro scritta sul foglio una sola riga - e ancor maggiore, in verità, quando vi lessero le ventidue lettere dell'alfabeto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114220407259623063?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114220407259623063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114220407259623063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/il-testo-perfetto.html' title='Il Testo Perfetto'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-114139366080607912</id><published>2006-03-03T13:54:00.005+01:00</published><updated>2010-07-27T02:07:26.437+02:00</updated><title type='text'>Bisogno di teoria</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Esiste oggi un profondo bisogno sociale di teoria critica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non teoria, come sfera separata - chè le sfere separate sono già fin troppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non teoria, come direzione della prassi - chè, spesso, la prassi sa dirigersi da sola, e quasi sempre ha da insegnare alla teoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non teoria come lingua chiusa di una casta di chierici - chè anche i ciechi oggi sanno leggere, e, soprattutto, vogliono incominciare a vedere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Teoria critica - perchè elemento dell'agire politico di chiunque voglia un altro tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Teoria critica - perchè radicalmente negativa. Un linguaggio che, a partire dal suo darsi in questo tempo di sfuttamento e di dominio, abbia il coraggio, se necessario la superbia, di contestare radicalmente l'esistente in quanto totalità. Senza accomodarsi in facili suggestioni, o in rassicuranti determinismi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bisogno della teoria nasce dal conflitto. Da Seattle ad oggi, una nuova generazione politica ha maturato questo bisogno, a cui la vulgata della fine della teoria, della storia, del lavoro non può dare risposta.&lt;br /&gt;Il bisogno della teoria è un elemento del conflitto. Nel conflitto si scopre la possibilità di trascendere radicalmente l'esistente, e si sperimenta l'illusorietà delle oasi felici. Chi pratica il conflitto cerca nella teoria linguaggi e vie di rivoluzione.&lt;br /&gt;Il bisogno del conflitto, viceversa, è un elemento della teoria negativa. Al di fuori del conflitto, anche le migliori parole si mutano in pietra, e presto non hanno altra scelta - apologia del dominio, o canto di resa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Teoria critica - perchè è giunto il momento di interrogare le tradizioni critiche del secolo scorso. Non per stabilire o ristabilire un dogma storiografico. Il Novecento è stato, nel suo insieme, un tempo critico e tragico, e di quella crisi fece parte chi la comprese fino in fondo, pur senza riuscire a determinarne gli esiti, che non furono mai del tutto scontati. La grande tradizione del pensiero anticapitalistico ed antiautoritario negativo, libertario e rivoluzionario, che raramente fu nella direzione degli eventi, salvo nei momenti in cui si spezzarono del tutto le continuità. Ma che ha lasciato un'imponente eredità di riflessioni e di elaborazioni con cui confrontarsi, parte importante della prima tradizione teorica dei vinti nella storia umana. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa società nega il passato ed il futuro, e trasforma il presente in cosa, misura dell'estrazione di plusvalore. Riprendersi il tempo vuol dire dunque riprendersi tutti i tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vogliamo un altro futuro, vogliamo il nostro futuro, lo vogliamo per noi e per il passato dei vinti. Per questo intendiamo negare attivamente il presente del capitalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo una sola certezza scientifica sul corso della storia - che le cose, così, non possono andare avanti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un altro tempo, l'impossibile, è l'unico tempo possibile, al di fuori della catastrofe. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Solo se la teoria maturerà nel reale dell'alienazione, lo potrà trascendere e negare. Solo se nella negazione storica maturerà una teoria critica, la potenza della rivoluzione potrà insorgere e far mutare corso ai cavalli impazziti della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esistono degli specialisti della teoria critica, nè verità stabilite. Salvo il coraggio della negazione - che deve incardinarsi in percorsi organizzati, che favoriscano l'attività di pensare e di praticare il negativo, ed il suo radicamento nei soggetti sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo se questo sarà uno sforzo comune di tutti coloro che sentono di rifiutare l'esistente, ed in particolare di chi ritiene che questo rifiuto debba sboccare in una rottura del corso omogeneo della storia, potrà darsi una teoria critica all'altezza dei pericoli e delle possibilità di questo tempo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-114139366080607912?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114139366080607912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/114139366080607912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2006/03/bisogno-di-teoria.html' title='Bisogno di teoria'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18836094.post-113163577679646242</id><published>2005-11-11T01:16:00.001+01:00</published><updated>2010-10-05T01:09:25.577+02:00</updated><title type='text'>Alef</title><content type='html'>Si tratta di stabilire prospettive in cui il mondo si dissesti, si estranei, riveli le sue fratture e le sue crepe.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Th. W. Adorno&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può dire che le testimonianze più caratteristiche e tipiche dello spirito ebraico - quando esso esprime ciò che gli è peculiare, senza ricorrere a forme di espressione estranee - sono contraddistinte appunto da questa mancanza di sistematicità: esse non sono mai costruite sulla base di un pensiero circoscritto, sistematico.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;G. Sholem&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18836094-113163577679646242?l=theoriacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/113163577679646242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18836094/posts/default/113163577679646242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://theoriacritica.blogspot.com/2005/11/alfa.html' title='Alef'/><author><name>Alessio Aringoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09202482588716784224</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_A7BlxOP9dWM/SWJtgWE6_SI/AAAAAAAAAKM/lv1GoJZn_pE/S220/angelus-novus.jpg'/></author></entry></feed>
